L’autentica qualità della nostra vita è apparente nel modo in cui trattiamo il nostro tempo, i soldi, il sesso. Quando siamo esposti con la nostra faccia ogni tentativo di mentire è destinato al fallimento, incluso il tentativo di nascondersi. Mentire implica sempre un’assenza, una mancata completezza di disposizione, un impostura.

L’impostore accorto deve aver cura di evitare questi tre argomenti, di glissare, di non farcisi trascinare. Ogni persona dotata di bon ton lo sa benissimo. Le buone maniere consistono essenzialmente di occuparsi solo di questioni poco rilevanti, di cui si possa amabilmente conversare in una cena importante. Il nostro savoir faire è frivolo per definizione.

Nella comunicazione il bon ton è essenziale. Si tratta di mercato, non c’è da scherzare, lo scambio che è necessario per un florido vivere sociale deve prescindere da questi tre modi di intendere e volere, essi vanno considerati di cattivo gusto, inappropriati. Una comunicazione presentabile è inoffensiva, cortese per definizione.

Per dire, scrivere, rappresentare la verità è necessaria una sorta di iperrealismo. Io preferisco la parabola alla metafora, ma ci sono molte altre possibilità da esplorare. Non ho più tempo per l’esercizio delle buone maniere, per la seduzione bottegaia, per l’incantesimo del meretricio. Sono qui per contemplare una verità surrealista, per precisarne la vaghezza.