La meditazione su quella che può e deve essere la nostra relazione con un ente onniscente ed onnipotente è aperta. A me pare soprattutto che ciascuno fa quello che può; si tratta di consapevolezza, attenzione, sapienza, poi di sanità, apertura, sensitività. Non sono cose che si possono discutere, nessuno può affermare di essere più qualificato di un altro in questi termini, perciò una discussione che troverei oziosa, in effetti, non c’è.

Nelle religioni organizzate c’è la percezione comune di una autorità capace di amministrare la comunità, di dirigere la gerarchia, di assistere gli sprovveduti. In fondo mi piacerebbe essere più interessato alle questioni religiose, quelle che mirano alla consapevolezza della comunità, alla perpetuazione della stessa, alla difesa dei tratti che ne fanno un solo corpo. Ma credo che ci siano parti dell’organismo che devono per forza muoversi indipendentemente, che pur senza una vera affermazione di individualità possono comunicare molto poco con il resto del corpo.

Il punto focale è il fondamentalismo, la sensazione di una correttezza esegetica che rende autorevoli, la fedeltà ad una interpretazione giusta, corretta, finale. Probabilmente la condizione critica in cui molti sistemi religiosi si trovano deriva tutta da questa disposizione, chè una mente attenta e sensitiva vede la realtà mutare e difficilmente riesce a fare i conti in base a dati definitivi. Il fondamentalismo però prescinde anche da un’autorità singola preposta alla interpretazione dei testi perciò, come per l’ateismo, io non ho una esperienza di esposizione ad una come all’altra.

L’esperienza della realtà consiste di affrontare continuamente un livello posteriore. In una esperienza in pura buona fede si ammette senza difficoltà che c’è sempre una esistenza interna a ciò che intuiamo, una essenza che muta il punto precedente in apparenza, che lo rende vano ed inconsistente. Ogni passaggio implica una apparente maggiore densità di contraddizioni, una apparentemente insostenibile crescita della sofferenza personale.

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