“Scrittore senza pubblico, solo nel mio sforzo di invenzione, sparso e multiplo nei miei stati passivi: uomo e donna, ma nell’amore che devo cogliere e far durare… Con una mistica della persona umana da decifrare; dei racconti da scrivere, e delle poesie.” JOË BOUSQUET, “Note d’inconoscenza”

Intendere, che in un certo senso significa capire, in un altro significa affermare, ed è probabilmente la parola più importante a regolare la nostra vita nel mondo. Le intenzioni in sè però implicano una indecisione, una condizione anteriore alla decisione, e sono solo soavi bolle senza conseguenze, che contribuiscono a lastricare strade. Ciò che ci occorre, invece, è un serio ed importante intento, lo strumento che discrimina gli esseri umani veri dagli aspiranti. Lo stato, quando una decisione è presa, in cui tutte le regole cambiano.

Volere, prendere una iniziativa, dare forma e struttura al proprio desiderio, che in sè sarebbe infantile, è una buona cosa del tutto insufficiente. La credibilità, in questa dimensione, è tale solo se la preparazione è sufficiente. La preparazione ad un atto creativo, la disciplina della condizione umana, potrebbe essere molto lunga, e completata solo grazie ad un intervento della provvidenza. Tale preparazione potrebbe essere incompleta infatti, e duri anni di lavoro potrebbero essere sprecati. Nessuna garanzia nè sicurezza, in questa vita.

Il frutto della lunga pratica disciplinata, poggiata su principii importanti, seguita da un maestro qualificato e privo di interesse personale, è la volizione. Si tratta di una volontà diretta e perfezionata, frutto di una disciplina interiore che non ha nulla di personale, essendo profondamente intima e perciò condivisa con la propria comunità. Solo attraverso la volizione un atto può davvero essere compiuto, un oggetto creato, un esempio dato. Affermare la propria posizione nel mondo, attraverso un atto intenzionale e voluto, è possibile, ma molto costoso.