Gran cosa il consenso, la cospirazione di molte menti ai fini della modificazione della realtà. Grande cosa che ci permette di dare una rete di infrastrutture al nostro progetto, di avere sostegno nei momenti critici, di comporre ordinatamente la direzione migliore e di mantenere il calore. Il consenso è una organizzazione utile al mantenimento della rotta, oltre che all’unione delle forze, delle esperienze e delle competenze: la giustificazione di ogni errore che può essere corretto, la corroborazione di ogni idea brillante, il sostegno di ogni mancanza.

Esiste infatti un consenso che significa cospirazione, l’adesione in buona fede ad uno scopo, che nasce da una ispirazione ma diventa impegno. Di questo consenso, diciamo “nazionale”, abbiamo bisogno, in una sorta di visione comune che viene attualmente condivisa, compresa, realizzata. Questa qualità di consenso, incarnata in un gruppo di persone che guardano nella stessa direzione, ha un valore che nulla può sostituire, anche se la continua ricognizione delle specifiche priorità è spesso naturalmente necessaria. Nessun consenso attuale è dato per sempre.

Ugualmente esiste un consenso tutto apparente, illusorio ed ingannevole, carico di riserve e condizioni. E’ uno strumento adatto al ricatto, alla pressione invisibile e letale. Dobbiamo difenderci soprattutto da qualunque dispositivo che abbia uno stampo mafioso, o corporativo, che sono le due inclinazioni fatali in Europa, oggi. Un consenso forzato, coatto, è tipico di queste configurazioni di realtà, che sono poi essenzialmente criminose. Se la ricerca del consenso mira alla elezione di sè stessi, alla propria promozione per scopi personali, nel crimine e nell’abuso si scivola molto facilmente.

Non esiste quindi un consenso da ottenere a qualunque costo. La costituzione di un consenso di tipo nazionale può dare luogo anche alla nascita di una nazione, intesa come professione di fede costituzionale. Di certo può contribuire in maniera decisiva al restauro, alla ristrutturazione nazionale, attraverso riforme e ridefinizioni. Un consenso impegnato è la forza propulsiva delle comunità, un consenso forzato ne rappresenta la fine, il crollo, la devastazione. Pare che in questo senso la storia, che altrimenti potrebbe esserci utile, non riesce ad insegnarci nulla.