Il terrore nel quale abitiamo ha forma e motivo. Esso deriva completamente dal fatto che siamo impreparati ad affrontare la morte, scopo e completamento essenziale di quella che chiamiamo vita, pur essendo questa soltanto una esistenza temporale in una forma appena percepibile. Prepararsi alla morte è possibile, forse paradossalmente, solo in giovane età, nel pieno della propria forza e lucidità. Finita la giovinezza dovremmo essere pronti a morire in qualunque momento, come se si trattasse di prender un aereo senza biglietto di ritorno, o di cambiare automobile. La nostra imprepararazione genera questo terrore.

Certo che bisogna andarci piano col definire sé stessi in modo negativo, ma io credo che occorre fare lo stesso anche col definirsi in generale, che la definizione di sé stessi è pericolosa e finale. La percezione di sé stessi non ha molto a che vedere con la realtà delle cose, le infinite complicazioni dell’espressione a parte, percepire sé stessi anche solo per sé stessi è ingannevole, falso, arbitrario. Noi siamo esseri in divenire, mai in grado di cambiare a volontà ma sempre mutevoli, imprecisi, indefinibili per principio.

Un mito di questa civilizzazione è la volontà. Applicata al proprio scopo si dice produrrà risultati ottimi, coltivata con determinazione ci porterà lì dove vogliamo essere, proprio come se noi avessimo mai saputo dove vogliamo essere. Io per me stesso adotto un’andatura funky, aspiro alla totale flessibilità, adattabilità, mutevolezza. Non mi importa niente della forma che mi viene attribuita, che può essere una e l’opposto ed un’altra ancora nello stesso momento davanti a diversi sistemi percettivi.

Un altro mito di questa simpatica decultura è l’intelligenza, che sono venticinquemila anni che si tenta di dare un significato degno alla parola e non ci riescono Boezio nè Ibn’Arabi. Ugualmente il giudizio che diamo del nostro interlocutore è: intelligente, che spesso significa istruito, ordinato, efficiente, insomma degno di me e delle mie opinioni politiche. Io per me stesso preferirei acuto, agile, rapido, fortunatamente nessuno sente questo pensando a me.