Lecteur, je suis moi-même la matière de mon livre

Si fa presto a dire Realtà, come se essa fosse un oggetto che può essere riflesso in uno specchio, o frantumato da un martello. La realtà, che si svolge infogliandosi attorno ad un seme energetico, è un sistema espressivo cui deve corrispondere un sistema percettivo. In mezzo, molte scelte, opportunità e responsabilità. Sarebbe più corretto, pure, parlare di come la realtà si involge, chiudendosi in un moto di raccoglimento mentre si tenta di definirla in qualunque modo scorretto. Ogni definizione fissa di realtà è abusiva, in mala fede.

Una distinzione tipicamente abusiva è quella che si opera tra realtà e sogno, come se la realtà avesse, ripeto, una dimensione tangibile ed offensibile, mentre il sogno una consistenza evanescente ed irrilevante, Sfido chiunque, in effetti, ad essere concluso nella separazione dei due stati. Una condizione reale, cosiddetta per rassicurare gli indecisi, non è altro che un sogno cristallizzato, in una cospirazione di speranza, da un certo gruppo energetico. Essa è una certa configurazione ideale, peraltro molto poco definita, cui corrispondono lingue, vocabolari e altre armi di persuasione proselitica.

Per quanto ne so sono organizzato per difendermi da sogni infidi, ingannevoli e perversi. Devo proteggere la mia (povera) dotazione energetica dall’abuso di ordini, dignità, persone immaginarie. Non che me la cavi male: sono poco soggetto alle malversazioni del branco, del gregge o delle organizzazioni di consumatori. Ugualmente vicino agli dei ed ai cani, mi muovo in un inframondo confortevole e poco densamente popolato, perciò fornito di una certa disponibilità di cibo ed affitti bloccati. La mia consapevolezza dello stato di sogno è l’unica cosa che mi distingue.

La portentosa gioia che provo nello stato di sogno è l’unica speranza che ho. L’unica mia professione di fede consiste nella definizione di tutto l’esistente come sostanzialmente onirico. Non mi preoccupa la comunicazione, che avviene istantaneamente ogni volta che l’esperienza, manifestatamente ed incontrovertibilmente, si svela nella sua verità ed attualità. Nè mi preoccupa la comprensione reciproca, che nella condivisione dei principi e non dei fatti non può essere che di acciaio. Mi occupo con una certa continuità, attraverso l’apprendimento dei linguaggi, dello stato mnemonico dell’umanità, delle sue peculiari destinazioni.