Sono solo due le condizioni percettive in cui possiamo trovarci: l’Assurdo ed il Mistero. Procurarsi una struttura adatta ad affrontare il primo è compito arduo ed ingrato, nondimeno è un’avventura attraente e comprensibile, chè di inclinazione si tratta, non di perversione. Il linguaggio è rude, la logica spigolosa, nessun modo di espressione troppo diretto riesce a funzionare, alla fine del giorno gli enigmi sono molti più degli assiomi. La mente inconscia è turbata, il corpo sfinito.

Altro paio di maniche misurarsi con il secondo. La corretta modalità consiste di brevi tensioni seguite da morbidi rilassamenti: la sospensione della personalità in favore di una più matura disposizione al servizio, alla condivisione dell’intero patrimonio energetico. Non ci occupiamo affatto di conoscenza empirica, non ci sono conclusioni sufficienti, a parte una: la sospensione del giudizio razionale, la cessazione dell’attesa che la storia si ripeta, uguale a sè stessa. Il vero gusto della vita.

Quel che fa di me uno scomunicato è la mia indifferenza a nutrirmi di sangue, di sesso e di denaro. In certi momenti molto brevi ho osservato il motivo per cui lo si fa ed è davvero semplice. Non ho paura di morire, questo mi distingue, non ho paura di morire povero, solo e dimenticato. L’ossessione per il riconoscimento pubblico, l’apprezzamento del proprio patrimonio, la sfolgorante bellezza della nostra accompagnatrice non mi riguarda, non c’è.

Ho una posizione chiara e precisa nel percepire la ricchezza patrimoniale: non c’è creazione di ricchezza, non esiste niente del genere. Ciascun oggetto accumulato nei nostri forzieri è un oggetto di troppo, che potrebbe essere usato meglio da un altro. Ciascuna cosa che non utilizziamo ogni giorno, nel nostro processo di esplorazione dell’universo, è inutile. La ricchezza non si costruisce, non la si mette insieme con le proprie mani, si può solo distribuire quella che c’è. E si può farlo male.