“That in whom reside all beings and who reside in all beings, who is the giver of grace to all, the Supreme Soul of the universe, the limitless being–I am That.”

Amritbindu Upanishad

Sono quello che siamo, Amore mio. Sono l’insieme dei nostri gesti, sono il ciclo dei nostri respiri inseparati, sono il frutto del nostro abbraccio, suo oggetto e soggetto. Parlo del sentimento cui insieme diamo forma, dell’emozione cui insieme assistiamo. Sono il frutto del tuo seno, il tuo servo e apprendista.

Guardo il flusso del tuo movimento, ne osservo modi e qualità. Godo della costruzione, istantanea e fatale, del tuo perfetto incastro in cui nessuna malizia può insinuarsi. Mi delizio dei tuoi mutevoli colori, mai legati ad alcun carminio, a nessun cadmio. Vivo stupefatto, chè mai nulla si ripete, nemmeno l’orazione.

Sono il prodotto di un lavoro ben fatto, la sostanza materiale di un congegno incantato. Poggio la mano sul tuo ventre, ne scorgo gli illusori confini, che non appartengono a te, nè sono miei. Mi nutro del tuo sangue, mordo la tua carne, Amore, per essere sfamato. Non c’è nulla oltre a questo, niente soddisfa la mia sete, altrimenti.

E il tuo profumo, come potrei perderlo? Ti seguo al buio, camminando diritto, mai al sicuro, sempre perfettamente protetto. Pulisco la tua casa, Amore, aspettando le tue parole. Sono il cane, che mugola silenzioso alla tua presenza, il padrone di una vita povera e felice. Sono un uovo, leggermente custodito nella tua mano: portami ancora alla Vita.