Ritual is the end of compassion and honesty,
The beginning of confusion;
Belief is a colourful hope or fear,
The beginning of folly.

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Assistiamo, dalla nostra posizione marginale ed incompleta, alla premiazione di quanti, da sempre impossibilitati alla comprensione creativa del proprio ruolo, hanno organizzato una professionalità meccanica e semplicistica, adattissima alla perpetuazione dei due fondamentali assunti ideologici (e subculturali) dell’epoca passata: il corporativismo e la gestione familiare del bene pubblico.

La disoccupazione e la progressiva marginalizzazione del nostro (peraltro irrilevante) contributo alla ridefinizione intellettuale (ma anche emotiva e comunque verbale) del mondo, genera un apparente consolidamento del pensiero attivista e positivista che ha caratterizzato così tanto il secolo passato. Attualmente, però, i fondamenti energetici stanno venendo a mancare del tutto.

Se immaginiamo quella crisi finanziaria, ideologica e produttiva, che abbiamo davanti agli occhi come tale, cioè come un momento sopportabile dal quale si deve tentare di uscire, ristabilendo norme e criteri, allora che il cielo ci protegga. Se invece siamo consapevoli della fine dell’intero sistema industriale come lo conosciamo, cioè legato alla presenza del petrolio, allora davanti ai nostri occhi ci sono possibilità inedite.

Di questo si tratta infatti: l’azione meditativa (chiamiamola intellettuale ma non in senso riduttivo) diffusa e connessa (chiamiamola media) serve proprio alla possibilità di affrontare decentemente l’inedito, il cambiamento, l’innovazione reale. Ovvio che le manovre finanziarie, il diritto fiscale e la manutenzione ideologica ordinaria, invece, in tale scenario non servono proprio a nulla.