Il mistero della compassione è il più sfuggente, quello che chiede il mio più grande sforzo di attenzione. Apparentemente nulla può essere compiuto, nè gioito e nemmeno goduto senza la presenza di questo illimitato dolore: la passione. Questa passione consiste della necessità, per noi irrinunciabile pena l’acuirsi del dolore, di compiere un’azione. E’ questa azione che ci porta, in un cammino che può essere esteso ma anche brevissimo, alle porte del paradiso.

Appare allora una risonanza, una vibrazione simpatetica, con chiunque riconosciamo essere nelle nostre stesse condizioni. Vibriamo di una passione che comprendiamo, che è nostra, entriamo nello stato naturale di com-passione. L’azione primaria, per esempio, è nutrirsi, procurarci l’energia vitale senza la quale ogni altra azione cessa. Ognuno di noi comprende la fame, ognuno di noi sa cosa significa patirla, estendere questa capacità è entrare in stato di compassione.

Tutto il nostro corpo esteso è un organo di risonanza che si svolge intorno al nostro cuore. La nostra connessione con questo cuore è la misura della nostra attuale esistenza, del nostro essere vivi ed attenti, ed è la qualità di questa connessione quella che ci permette di sperimentare la giustizia. Il tessuto energetico che chiamiamo corpo, l’intero sistema di connessione che chiamiamo sensibile, sensitivo, cerebrale e nervoso ruota intorno a questo cuore.

Il cuore contiene il senso della necessità così come della sufficienza, quello dell’opportunità così come quello dell’interdizione. Un corpo sano è quello che sa ruotare fluidamente attorno a questi fusi essenziali, comprendendone la natura ed estendendone la cultura, in un processo di adattamento continuo al mondo che riconosce esistente intorno a sè. Il cuore è l’organo della compassione, nostro dovere e fonte di ogni salvezza, ma la connessione tra cuori?