Ci sono molti motivi per una comunicazione dolce, amabile, che miri al rafforzamento dei tratti comuni appunto, oltre al fatto che i nostri tratti comuni sono molti ed inevitabili. La naturale empatia fra appartenenti alla stessa specie, che aspirano alla stessa condizione, poi, rende il linguaggio possibile, plausibile infine.

Nella mia esperienza, oppure nella mia intelligenza limitata e limitante, però, non c’è un grande spazio per l’attuazione di una comunicazione finalizzata. Mi accorgo ancora di quanti dispositivi inficianti si trovino fra me e i miei vicini, che sono abituati al fatto che si voglia convincerli, o vendere loro qualcosa.

La comunicazione, che come più volte ho mostrato si riduce alla manipolazione della visione altrui a fini strumentali, oltre ad essere diventata accettabile in questa miserabile riduzione, non mi interessa affatto. Il fatto che io sia perfettamente consapevole della tecnica implicita in tali meccanismi non mi aiuta, nè mi libera.

Mi trovo da solo in una zona marginale in cui i meccanismi perversi ed inumani sono nitidi e conclusi, visibili per chi voglia vedere, stupefatto dall’accettabilità di questa condizione per me inaccettabile. Il mio più grande vantaggio, la venerazione per la condizione di solitudine, diviene ovviamente il mio più grande limite.