Ci sono modi, per me ancora incomprensibili, di affermarsi nel mondo prendendo le distanze da qualunque imperativo naturale. L’affermazione personale nel mondo emerge da una condizione patologica in sè, nella quale, per esempio, le condizioni necessarie alla comunità sono flebili, quelle necessarie alla identità nulle.

Ci sono ricchezze fasulle che rendono possibile la giustificazione di ogni mania, di ogni fobia, la soddisfazione di qualunque volontà esclusiva. Ogni ricchezza virtuale toglie portanza e peso a ciascuna ricchezza reale, sostituendosi ad essa e rendendola irrisoria. La ricchezza delle nazioni è una gloria naturale, della quale nessuno ha personalmente merito.

Qualunque costruzione artificiale, enucleata dalla natura, è destinata eventualmente a porre fine anche alle costruzioni naturali. Ogni definizione arbitraria del mondo toglie energia alla percezione naturale, tanto fisica quanto estetica, e ne sommerge la sostanza fino a soffocarla. Questa, è la fine del mondo.