Dicendum est, sed ita ut nihil adfirmem, quaeram omnia, dubitans plerumque et mihi ipse diffidens.

Marco Tullio Cicerone – De divinatione (lib. 2, III)

Diogene Paris Cafe

Vivo a Venezia dal 1976. Abito in una piccola casa che guarda su un campo interno, nella quale sono sempre riuscito ad avere il mio miglior sonno. Arrivai qui a novembre, e questa rimane la stagione in cui mi sento meglio a vivere in questo luogo segreto ed inenarrabile. Appartengo a Venezia da sempre, ma ne presi consapevolezza solo nel momento in cui feci visita al mio vecchio amico, l’abate francescano Daniele, che venne a S.francesco della Vigna a passare i suoi ultimi giorni. Spero di trovarmi in questa casa al momento della mia morte, Insh’Allah.

Qui a Venezia ho trovato amici di un’altro tempo, oltre a opere su cui ogni segreto è spiegato in forme plausibili per ogni cercatore di buona volontà. I muri della città li proteggono, questi segreti, specie quando sono dormienti, scancellati dalla memoria dei vivi. Il brusio dei visitatori, intanto, disperde ogni cenere nel vento, ed io qualche volta attraverso i luoghi per me più cari a ritessere il filo. Sono un uomo vecchio ed il mio amore per cose e persone sta svanendo, solo qui il brivido del mondo mi tocca, in mezzo a pensieri, parole ed opere che di questo mondo non sono.

La mia casa è separata dal canale, e dalla fondamenta, da un cancello chiuso. Il campo interno non è accessibile che ai proprietari degli stabili, una condizione insolita qui in centro, che ci procura una intimità ed una riservatezza di cui molti miei vicini hanno bisogno. E’ una città per privilegiati questa, lo sanno tutti, ma ci sono molti segreti dietro alle apparenze, e Venezia è una città molto più importante di quanto i turisti, o pure i ristoratori per quello, credano. Le triangolazioni interne alla città corrispondono a punti importanti nell’autentica mappa del pianeta: Venezia, come Manhattan, come Thera, è un autentico microcosmo.

Anche a S.Paolo del Brasile e a Lhasa, nel Tibet, ho trovato corrispondenze molto simili, ma non ho vissuto in quelle città abbastanza a lungo. Mascherati nelle sovrastrutture friabili sono vie e tracciati che alludono alle leggi universali, qui come lì. Nel reticolato del Village, così come a Dorsoduro, sono intessuti i momenti di maggiore lucidità di ogni sapienza occidentale, su cui una spessa polvere è posata da tempo. Qui la patina suggestiva possiede un’assonanza qualitativa riconoscibile, così come altrove essa rimanda a decadenza e abbandono. Ma in nessun luogo, nemmeno a Venezia, le tracce sono evidenti, abili sono stati gli antichi maestri a dissimularne valori e pesi.