“Vivo in una perenne felicita’ fatta di incastri non complementari”


E’ immaginaria una vita regolata sulla letteratura, sul racconto di un mondo articolato e vano. L’insieme dei suoi principii somiglia ad un paradigma ideologico distratto, ad un catalogo di figurine stilizzate, celesti, antropomorfe. Sono sottili i suoni provenienti da questo mondo, alti e sparsi, come sospesi in una immensità rarefatta, di gesso e biancospino.

E’ immaginaria una vita orientata dall’economia politica, fondata su una evanescente terminologia giuridica, affidata alle mani certe di un senato privo del senso della mortalità. Lo è perchè sradicata, ma pure perchè incapace di vedere le nuvole per quel che sono: modelli algebrici del flusso energetico, che ogni mondo pervade, che ogni costellazione giustifica.

E’ immaginaria una vita aggiustata sulle evenienze terrestri, sulle risonanze sessuali, sulla cottura del cibo, ma il suono di questa vita si sparge su tutti i pianeti, in una circolazione elittica e diffusiva. Si riproduce, anche, questa vita: si spande attraverso vizi formali, doti genetiche, ripercussioni illimitate generate da un sola, potentissima corda vibrante, tesa fra me e te.