Misurati sul mondo, questo siamo, ad ogni movimento. In un contesto ampio e sfuggente simultaneamente esponiamo noi stessi e ripariamo dietro al paravento delle architetture psichiche. Ogni trucco un cosmetico, ogni gioco un inganno.

Battiamo i piedi, su questo palcoscenico polveroso. Allarghiamo il campo oltre ogni dimensione sensata, persuasi della capacità, della abilità a definire un contesto che non possediamo affatto, in questo incanto irragionevole e sorprendente.

Chissà perchè, ci aspettiamo di essere accettabili, perfino credibili, addirittura amabili. Pure, quando il difetto di presentazione appare evidente, troviamo scuse perfette, ridicolmente perfette. Essere parte creativa del mondo è un lavoro durissimo.

Il premio della critica va ad altri, più comprensibili e ottimisti. Lettori dispersivi ed indulgenti abbiamo noi, che ci degnano di sguardi tolleranti. Intono lo strumento, preparo le ambientazioni sceniche, mi avvio ad una allusione moderatissima.