Confrontare due silenzi e due vuoti è prerogativa solo dei grandi scrittori. Se lo facessimo in matematica (e in special modo in geometria aritmetica) falliremmo miseramente. Ma la letteratura, limitatamente a questo contesto, ha ben altre coordinate, ben altre “memorie”.
Essere in grado infatti di conservare una memoria che non è mai esistita, è prerogativa utopica di uno scrittore che ha fatto del disincanto una forza non fungibile, riuscendo a dare realtà a parole che non sono state, a pensieri che non hanno trovato materia in cui manifestarsi, a opere senza lettori. Tranne quelli, forse, che fanno dell’immaginazione inchiostro, e della fantasia pagine tutte da stampare.
E lèggere.
Anche se mai scritte.

Utopia e disincanto di Claudio Magris.

Through the Light

C’è un universo dietro a questa esistenza, così come c’è un altro orizzonte dietro ad ogni paradiso. Muoviamo dal paradiso all’esistenza, per tornare infine a casa attraverso un tunnel di luce. Temere la morte è il solo timore, unico affanno in una vita che dovrebbe essere diretta, tanto organizzata da poter essere improvvisata, goduta cioè come in un flusso improvviso.

L’ago che indica la nostra direzione va verso il polo di quella attenzione che chiamiamo amore, quella cura che ci porta a guarire ogni ferita, ad immaginare ogni sanità. Ed è la sanità della mente l’unica ipotesi imprescindibile, l’unica fonte di orientamento verso casa. Ci basta una sanità mentale del tutto ordinaria, ad essa dovremo tendere: una sanità animale e feroce, in cui ciascuna cosa ha il suo posto.

Gli umani esistono in senso musicale: in un accordo orchestrato ad arte, in una consonanza nel tempo che assume i tratti melodici della narrazione. Esiste una concertazione umana colorata nel timbro, eternamente variabile, che si svolge nel tempo: la dimensione elettiva dell’attuale divenire. In una migrazione tanto luminosa quanto profonda.

E’ la competenza, l’affermazione competente di una visione esperta, tanto legata all’intelligenza locale da essere translucida nel suo egotismo, priva di qualunque affettazione personale o rivendicazione politica. Una competenza che tara sé stessa su modi comparati, su lingue ed attitudini che sono profondamente lontani da qualunque esclusione.