Al contrario di ciò che si crede, i fatti non valgono più delle parole. In qualunque logica fattuale ci sono le stesse contraddizioni della dialettica, gli stessi incommensurabili vuoti di realtà, le stesse insuperabili limitazioni oggettive, sinattiche, pratiche. Fare è un semplice trucco ideologico, un qualunque sofismo. Si fanno progetti, disegni, danni.

Fare non è agire, e se l’esercizio della creatività manuale (e sociale, e politica) fosse una questione di fare, nulla sarebbe possibile: si possono stampare biglietti da mille, ma non si può fare l’oro, si possono spostare capitali e patrimoni, ma non fare energie, risorse, ricchezza. Si può costruire un secchio, ma non fare l’acqua.

Eppure intere pseudoideologie sono costruite su fatti, come se fossero fondamenta inattaccabili nel tempo. Come se agire fosse alla portata di un semplice fanfarone, come se l’opera fosse praticabile su base quotidiana, come se l’atto fosse qualcosa di meno che poetico, creativo, divino.