Un solo e chiaro cristallo dolente
intangibile al tempo smemorato.
J.Borges


Il gioco dell’arte è un gioco di intelligenza, competenza, reciprocità, in cui nessuna delle parti può permettersi di derogare al proprio impegno. Intelligenza significa dialogo fra pari, interlacciamento di lingua e passione, abbraccio attivo e compenetrato, da cui l’opera scaturisce solo eventualmente, mentre l’esercizio dell’arte sta tutto nel processo.

Competenza è consapevolezza del proprio ruolo, familiarità con il linguaggio, nozione precisa del livello in cui la competizione si svolge. Nell’equilibrio fra acqua e fuoco, in cucina per esempio, ogni equilibrio è delicatissimo e la composizione deve essere perseguita con scrupolo del tutto superiore all’ordinario. Non c’è, nella mia esperienza, alcun evento ordinario, in effetti.

Strumento principe dell’intelligenza, del dialogo fra attori qualificati, è la memoria. Il tessuto ordinato e teatrale fondato su uno scibile fitto di principi, di concetti autorevoli e flessibili. La regola del quanto basta, noblesse oblige, si apprende proprio in cucina fin dal semplice taglio delle verdure, metafora della preparazione come gesto equilibrante che può dar luogo al vero evento improvviso, spesso unico gesto percepito.