Nell’esperienza artistica, che è sempre un esperienza metafisica quanto pratica, i ruoli sono chiari: c’è rappresentazione ed uso, realizzazione e fruizione. Non ci interessano i ruoli intermedi, introduzione e commento, se siamo abbastanza intelligenti ed esperti. Ma i ruoli dovrebbero essere anche scambiati, nella percezione corretta, chè nessuno è esonerato.

L’esperienza artistica deve nutrire. Qualcuno cucina, qualcuno mangia, la meccanica implica che le posizioni vadano mantenute. Certo può essere palese la superiore capacità e competenza, frutto di necessità e passione, di ciascuno degli attori nel proprio ruolo, cosa che rende più difficile lo scambio delle parti. Allora i ruoli sono definiti, ma non è immaginabile che solo uno nutra solo l’altro.

L’esperienza artistica è terapeutica, deve guarire, non intossicare. La celebrazione di un qualunque ego frustrato, qualunque culto della personalità, qualunque volontà di umiliazione personale, non sono componenti di una azione artistica equa e perciò rilevante. Dovremmo infatti tenere le distanze da tutto ciò che è iniquo ed irrilevante, oltre che da ciò che ci toglie energia invece di darcela, chè la vita è breve.