C’è una perversa dolcezza nell’esclusione, come un senso di opportunità inaudite, promettenti e pericolose. Ma essere esclusi dal proprio circolo può portare velocemente all’estinzione. Il proprio circolo, quello cui ciascuno di noi appartiene, quello composto da esseri fatti della stessa sostanza è fragile ed imprescindibile allo stesso tempo.

Ogni strategia sociale è una strategia inclusiva, che mira all’integrazione dei soggetti, alla loro convenzione e conferenza. Ogni religione è un organismo psicologico di riunione, di circonvenzione sentimentale e organica. Miriamo alla comunità in cerca dell’identità, che rimane un fatto, anche se molto difficilmente misurabile e dimostrabile in assise.

Ogni esclusione deriva dal timore, ma ha la sua normale comprensibilità, nell’orrore della convenzione comune quando questa diventa omologazione. Un qualunque organismo resiste agli agenti esterni, che considera troppo facilmente patologici anche quando potrebbero essere benefici, Allo stesso modo espelle o rinchiude ciascun elemento sconosciuto, pure se fosse una benedizione assoluta.