Il mondo non è che una teoria di ombre, la sorgente di luce è fuori dai mondi. Tra la luce e l’ombra, noi ci lasciamo avvolgere dai segni e dalle indicazioni luminose, ci immergiamo nel flusso che proviene da una sorgente amica: lontana eppure intima, senza riserve, infinitamente disponibile, alla quale dobbiamo rivolgerci, non senza sofferenza.

L’alternativa è rifugiarsi nella terra, proteggersi dall’incandescente furore dell’informazione angelica. E’ confortevole, la terra, ci permette di preservarci dal sublime, dal concedere noi stessi al divenire universale, il quale prevede per noi un gesto incondizionato, privo di riserve, assoluto: bruciare.

Perchè pensiamo di essere sorgenti di luce quando siamo solo ombre? Perchè ciò che siamo davvero è fuori dal mondo, dallo spazio e dal tempo. In una intuizione ancestrale possiamo ammirare la luce da dentro: l’unica condizione è bruciare: permettere a ciò che crediamo di essere, paurosi e limitati, di dissolversi.