Ogni estate che si lascia scivolare via aggiunge delicatezza al mio paesaggio. Non è nostalgico il mio sentire, almeno non nel senso del passato, ma piuttosto nevralgico, come un dolore allentato. Ho dormito nel pomeriggio per godermi il vento della notte senza indecisioni, ed ho pensato a te, alle tue tremanti mani.

Penso al perdono, in questa dolcissima notte, a quel senso di abbandono che ne deriva, alla sospensione del giudizio su noi stessi, che ci prendiamo responsabilità che non sono nostre, tentando di eludere quelle che lo sono. Noi che confondiamo libertà e licenza, difetto e carattere.

E penso a quella grande chiesa in cui ti vidi entrare, serena e diretta. E’ lì che dobbiamo passare le nostre ore difficili, al sicuro da tentazioni e risentimenti. Possiamo ripararci sotto la grande pala, immergere il nostro cuore nel rosso, e nelle sete turchesi. Chiedere semplicemente la scancellazione dell’errore, e conoscerne la portata.