Scrivo con gli occhi asciutti, io. Per descrivere questa colossale vaghezza che mi trovo davanti agli occhi ho bisogno di esattezza, di precisione, di una ferma e lucida presenza. Anche perchè devo considerare ciò di cui tutti abbiamo bisogno, non solo quel che vogliamo, cosa quest’ultima sulla quale possiamo anche passare delle ore, senza mettere a fuoco nulla, cercando solo di imparare, di accettare.

Il gusto della vita consiste dell’unione di due attitudini fondamentali: una consapevolezza ideale, sulla quale riflettiamo insieme, mentre insieme scambiamo punti di vista più o meno brillanti, mettendoli sul tavolo insieme al nostro vino favorito, immergendoci in nuvole del migliore tabacco. E una coscienza pratica, che deriva da una esperienza forte e faticosa, da un contatto con l’ambiente comune che ci unisce.

Penso soprattutto a quelle persone, in un gruppo di lavoro, che mai si spingono avanti, mai affermano nulla con forza e decisione. Penso alla loro importanza decisiva, all’enorme contributo energetico che così spesso deriva da una presenza che non assume nulla, che nulla impone, eppure sostiene qualunque architettura, anche quella che in apparenza farebbe a meno di loro, nelle forme e nei contenuti.

In questo contesto la differenza la fanno le persone oscure, che aprono una nuova realtà ai nostri occhi con la loro semplice presenza, senza molestarne la luce.