La rete energetica che ci contiene, all’interno della quale siamo solo fili annodati, tanto irrilevanti in sé quanto determinanti nel tessuto, è una rete inconoscibile, elusiva, ineffabile. L’osservazione di questo tessuto connettivo, di questo essere sfaccettato e composito, ha generato cosmogonie differenti, delle quali il tratto comune rimane una consapevolezza diffusa, suscettibile di definizioni provvisorie e tentative.

Ogni sistema di pensiero che trascenda questa identità di fondo, nella quale l’unità di ogni cosa percepita è visibile e perfino tangibile, è destinato a perire. Ogni individualismo spinto finisce a generare i più vili culti della personalità, l’apologia del gesto arbitrario, il culto di fantasie superumane fondate sulla manipolazione della mente liminale, quella fissa e primitiva nella quale risiedono le paure più comuni.

Il pensiero umano, e pure i sensi ed i sentimenti che ne vengono determinati mentre lo determinano, è poggiato sulla consapevolezza e sul contatto più o meno approfondito con questa rete, di cui ogni essere umano è parte. Si tratta anche della condizione elementare di sopravvivenza, la quale non può prescindere da un contatto continuo ed autentico con il proprio ambiente, il quale a sua volta genera esseri umani e dagli stessi è generato.