Il nostro pensiero è organizzato in modo molto più simile ad una struttura vegetale che ingegneristica. I diversi livelli di priorità: la sapienza, la visione, la fede, sono molto più avvolti come gli strati di una cipolla, di un sedano, che sovrapposti come i piani di un edificio. Si svolge in un ordine naturale la nostra esistenza, non in uno razionale. La fede che abbiamo nelle cose percepite, così come siamo in grado di percepirle, però, è molto complicata.

La fede nella esistenza di un fenomeno, così come di un noumeno o di un evento, poggia su presupposti diversi per ciascuno di noi. Sul senso di una storia evolutiva e lineare per esempio, magari positivista e progressiva, oppure altrimenti su un ancestrale senso del tempo improvviso, ciclico, ovvero eterno. La lettura che abbiamo dello svolgersi della nostra esistenza nel mondo è determinata da una filosofia spesso molto sfuggente, a volte artificiale e solo comodamente convenzionale.

La dignità di un pensiero magico, scaramantico quanto informato da intelligenza ed esperienza, è negata dalle nostre disordinate procedure razionali. La ragione falsamente illuminista, che di certo Voltaire disconoscerebbe, è legata a doppio filo con un concetto vacuo e malevolo di igiene mentale sociologica. Ringhiano i paladini della salute mentale, opposta ad ogni difformità, ad ogni diversità, ad ogni qualunque deviazione dalla convenzionalità.