Quando mi trovo dinanzi la tua immensità, abbasso tutte le mie difese, senza deciderlo, senza accorgermene.

E rimani dentro me, rimane l’odore, rimane la Vita delle tue mani, l’Universo del tuo abbraccio, rimane la tua Essenza, così assoluta così intensa e colorata, rimane la pelle. Rimani tu.

Sei con me, anche adesso.


Non ero preparato, alzandomi dal mio tavolo sulla fondamenta in cui ero solito passare qualche minuto dopo il pranzo, prima di rientrare a scuola. Non ero preparato al nuovo corso di lezioni, in una sede nuova di zecca che non avevo mai visto.

Come al solito, non avevo chiesto indicazioni a nessuno. Ancora conoscevo poco la città, nonostante il bellissimo chiostro ricostruito fosse vicino al piccolo convento in cui abitavo, la strada non l’avevo mai fatta, prima.

Così percorsi le zattere in una direzione nuova, oltre il giardino che segnava il limite conosciuto, e fu proprio lì che ti vidi camminare, da sola. Non ti rincorsi, non ti chiamai, mi limitai a guardarti a distanza, come ho fatto altre volte, dopo.

Tu svoltasti a sinistra, ti seguii in una calle ombrosa verso una bellissima vera da pozzo, vidi un ricovero da barca come non ne avevo mai visti, protetto da una griglia di legno leggerissima e delicata.

Non ero preparato prima di svoltare l’angolo, nel piccolo campo in cui mi sarei fermato così tante volte in seguito: ti girasti verso di me e mi guardasti, aspettandomi. Il tuo sorriso era infantile, e pure così fraterno e colmo di gentilezza.