Riesco a sentirti. I tuoi pensieri mi attraversano, la tua malinconia mi accompagna, il tuo dolore mi trafigge. Sei lontano, Amore di questi anni amari, ma io continuo a sentire con te ogni palpito.

Nessuna distanza sarà mai abbastanza, perché nel momento esatto in cui ci siamo detti di sì, non siamo più state due persone diverse, ma un’unica vita. Vita da piangere, vita da tacere, vita da sorridere, vita da camminare.

Impercettibilmente insieme. Stretti da un filo doppio, ovunque sei.


Misurare i miei passi sui tuoi, attraversando una silenziosa città che ci è estranea, è una esperienza metafisica in sè. Ritmare il mio respiro sul tuo, permettere al mio cuore di adattarsi ai tuoi gesti, è la mia sola aspirazione.

E’ questa sospensione carica di gioia, questo librarsi surrealisticamente sopra un fiume pulito e lento, il tratto essenziale della nostra storia. Siamo piccoli uccelli in una tempesta rallentata, estesa nel tempo e nello spazio, come destinata a durare.

Questo silenzio ci ha nuovamente mutati, nel nostro cammino sempre uguale, sempre diverso e rinnovato. Abbiamo indossato abiti nuovi nel sole, parlato di noi stessi fuori dal tempo, nel tentativo di adeguarci a questa felicità imperativa, senza dimenticare la nostra tristezza comune.

Siamo confusi mentre ci baciamo, siamo persi nella ridefinizione dei nostri confini personali, mentre tocchiamo la nostra figura incarnata, finora distinta. Io mi rivolgo a te come fossi mia moglie, tu mi guardi come al tuo amante definitivo. Ma sono tuo marito.