Il conforto che la mia casa mi procura, mentre mi lascio avvolgere dalla sua profonda comprensione, è celeste, oltre che terrestre. Per fare un uomo ci vogliono molte generazioni, lo stesso vale per la sua casa. Se potessimo lasciar entrare il sentimento che delle buone mura contengono nella nostra consapevolezza, saremmo uomini migliori.

Non si tratta affatto di un legame di dipendenza, ma piuttosto l’opposto. Una casa ha una sua vita propria, persegue i suoi scopi, si adatta al clima, e impara. Una casa intelligente è una casa sana, che poggia su terra benedetta, che viene messa insieme secondo l’opportuna simbologia locale, fatta di materiali e di sentimenti appropriati.

Esiste una struttura, un apprendistato, così come un talento e molta umiltà, nella tessitura di una casa così come in quella di una mente umana. Ciascuna delle due contribuisce alla salute dell’altra, in una manutenzione continua ed invisibile, fatta di gesti e movimenti attenti e dedicati. Non siamo la nostra casa, siamo i suoi ospiti, così come siamo i suoi osti.

La mia casa raccoglie la luce e mantiene l’ombra, provvede l’acqua come l’aria di una speciale luccicanza, nella quale io mi muovo come un animale, sostenuto e previdente. Io le procuro essenze di bellezza e profumo, sistemo ed accarezzo i suoi rivestimenti, le porgo la giusta qualità di colore e brillanza. E’ una relazione perfetta la nostra, fatta di reciproco nutrimento.