C’è una sottile linea che marca il confine tra il tempo come dimensione oggettiva e la nostra memoria dello stesso. Non so se il tempo sia una condizione che genera energia in sè, non ho motivi precisi per credere che sia così, certo è che la mia esperienza della memoria copre un tale ventaglio di differenti forme di energia da spaventarmi un poco.

Si tratta perlopiù di processi mentali, emotivi, qualche volta, più che di vere e proprie grandezze fisiche. Come in una rappresentazione linguistica, in cui le forme raccontandosi si inseguono, e per forza mutano. Come in una proiezione montata, in cui si sia tentato di prevedere dimensionalmente per sottrazzione, o addizzione.

Peraltro, nessuna vera percezione cosciente del proprio esistere in vita, e ancora di più nel mondo, potrebbe mai avere un’autentica collocazione fisica. Il corpo è solo molto più veloce della mente, forse perfino della più sottile delle emozioni, tanto da determinare l’esistenza delle stesse, nel tempo che misuriamo.

Il tempo ha una esistenza nel mondo molto rilevante soprattutto per il corpo, il quale ad esso è legato nei processi di crescita più grossolani, oltre che negli stessi processi di decadenza. viceversa emozioni e pensiero esistono molto di più nel dominio frammentato, spezzettato del tempo non lineare.