domenica, 29 aprile 2007

Memento Mori

Non è così promettente ragionare sulla vita e sulla morte. Qualche volta in effetti credo che sia del tutto ozioso, ma una cosa mi pare chiara: per sentire il profumo della vita, una volta persa l’innocenza, occorre osservare con molta attenzione il rito di passaggio che è la morte, magari senza paura, magari senza angoscia. Un giovane amico mi ha chiesto come ho affrontato la morte dei miei genitori, mentre sua madre ha appreso che non le rimane molto tempo.

Io credo che tutti dovremmo sapere che non ci rimane molto tempo, credo che siamo in una posizione molto buona quando ci sono segni premonitori che la fine della nostra vita personale, così come la intendiamo, è vicina. Forse l’intero senso della vita si compie nel prepararsi completamente alla morte. La preparazione consiste di piccole cose eseguite perfettamente: tagliare superbamente la verdura, rifare puntualmente il letto, tenere sgombra la scrivania, lucidare le scarpe.

Solo le cose che facciamo ogni giorno sono importanti, tradizionalmente un compito è completato in cicli di tre, sette e dodici anni perlopiù. Solo gli individui più avanzati, e quelli che possiedono una forte volizione, sono capaci di rinnovare i propri cicli di libera iniziativa, altrimenti le cose, semplicemente, finiscono. Il senso del tempo ciclico, dell’apertura e della chiusura del ciclo, sono una delle tante straordinarie acquisizioni che si compiono in una normale educazione musicale.

In Realtà, mentre non ha tanto senso ragionare sulla vita e sulla morte, si tratta di avere un senso competente ed informato su ambedue le cose; una vita è normale se abbiamo il tempo necessario per comprenderle a fondo.

E’ altrettanto vero che solo una vita in cui l’esperienza e l’intelligenza si sono sempre sviluppate di concerto, senza che una lasci indietro l’altra, è degna. Ma se intelligenza ed esperienza sono gli strumenti essenziali per comprendere lo scopo della propria vita, ambedue, senza la capacità di perdonare, senza il desiderio di redenzione, senza la misericordia celeste, sono poco più che nulla.

29 aprile 2004

“Le cose si “sanno” nel cervello limbico. La sede dell’istinto. Il cervello mammifero. E’ piu’ profondo, piu’ ampio, va oltre la logica. E’ li’ che lavora la pubblicita’, non a livello della corteccia cerebrale. Cio’ che noi chiamiamo “mente” e’ solo una specie di ghiandola portata a cavallo dal tronco cerebrale rettile e dalla mente piu’ vecchia, quella mammifera, che la nostra cultura, ingannandoci, ci fa credere capace di coscienza.

Sotto la coscienza c’e’ il cervello mammifero che si espande grande come un continente, muto e vigoroso, assolvendo al suo antico compito. E ci fa comprare le cose.” Se la mia vita si dovesse regolare sui personaggi di Will Gibson sarebbe probabilmente piu’ facile, ma questo pensiero mi fa tremare in un fresco pomeriggio di primavera in cui ho deciso di starmene da solo, tanto per cambiare.

29 aprile 2003

Come nascono i miti? Dapprima qualcuno li sogna; poi quei sogni diventano canti; in seguito qualcuno li trasforma in poemi; infine qualcun altro li scrive nei Libri Sacri. E da dove provengono quei sogni iniziali? Forse dalla divinità stessa (se siamo credenti), o dagli archetipi (se non lo siamo). Così come il ragno tesse tele, noi fabbrichiamo sogni. È questo il mito fondatore, poiché sostiene tutta la società. E contro i sogni si erige il potere, l’egoismo. AJ

This is not all there is.

But this is all there is.

29 aprile 2002

Greta ha quattro mesi oggi. Questa meravigliosa cicciabomba riempie tutte le nostre giornate in realtà e sono profondamente grato per questo. È difficile immaginare un momento migliore per starmene a casa a dedicare tutto il mio tempo a qualcosa di più rilevante, specialmente alla mia età.

Restringere il mio pensiero alle cose che contano davvero, questo essenzialmente mi aiuta a fare Greta: stabilire se il nostro mondo è costituito dalla più o meno completamente percepita presenza di leggi naturali (e soprannaturali) oppure dal consenso della maggioranza delle persone che conosciamo. Se sia possibile conciliare la nostra naturale disposizione sociale con i rigidi schemi (consumistici, linguistici, percettivi) che la struttura sociale ha definitivamente accettato.

Se davvero abbiamo bisogno di compagnia, o piuttosto di silenzio. Se vogliamo viaggiare attraverso la gente che non conosciamo, o se è più giusto non lasciare mai il nostro villaggio. Se è di informazioni che abbiamo più bisogno, o di radici ben piantate. Se la vita umana si può perpetuare così semplicemente in un mondo che non si sveglia uguale a sé stesso per due giorni di seguito. E di quanto aiuto ho bisogno.

Nessuna nuova dallo studio in cui sono stato la settimana scorsa, e penso ancora che sarebbe un buon posto per ricominciare. Mi spiace capire che non sono abbastanza utile nemmeno in un posto che a me sembra piuttosto familiare, e che naturalmente credo di capire quale natura abbia. Ma qualcosa si sta preparando ad accogliermi di cui io non so ancora abbastanza. Non so se essere eccitato o terrorizzato.