sabato, 28 aprile 2007

Criminali, nani e ballerine alla conquista del mondo

Ho sempre evitato commenti sulla nozione politica (as in politics, not only in policy) in questo ogni giorno per me più sfuggente paese. Quello che mi interessa è la dimensione etica così come si svolge in pubblico, nei confronti della comunità, riguardo alla responsabilità che ciascuno di noi ha nel mantenimento della propria idea del mondo. Ma forse ora, lontano da quella che mi sembra una futura campagna elettorale priva di protagonisti rilevanti, ho ancora un pensiero.

Perchè una comunità che pure avrà qualche speranza in termini di cultura umanista, che in fondo, io credo, pensa ancora ad un paese in cui si possa viaggiare, curarsi ed educare i figli senza essere milionari e senza necessariamente calpestare la testa del vicino per partecipare al gioco della comunità, desidera essere amministrata, guidata, intrattenuta da uno che usa donne e uomini come giocattoli, che crede che il denaro serva a procurarsi quello che il proprio spirito non riesce ad immaginare da sé?

Non che io ne abbia visti pochi di uomini così, ci sono passato in mezzo da quando ero molto giovane e ne ho visti di differente qualità, che però con il tempo non è certo migliorata. So che l’organizzazione industriale privilegiata e speculativa è fondata sulla prevaricazione dell’altro. So che molti sono disposti a qualunque crimine per eliminare la competizione e compensare la propria pochezza intima. Ma quello che mi chiedo è perchè mai questi omuncoli vengono presi come esempi, come persone degne di fiducia?

Io non ho più speranza per il futuro di questo paese così come è stato inteso nel dopoguerra. Le miserie del singolo funzionario che si spaccia per semplice esecutore di disposizioni, ma anche del gerarca di partito che crede che capotavola sia dove si siede lui non sono oggetto di attenzione per me. Ma ho incontrato molti uomini che sanno quello che fanno, uomini che intendono amministrare il bene comune come se fosse la propria famiglia. Li ho visti superati, nel numero di sostenitori, da pirati emersi dalla feccia e non so come sia possibile.

28 aprile 2004

Di questo si tratta dunque: della possibilita’ di convertire le maledizioni in benedizioni, questa e’ l’unica benedizione esistente. La consapevolezza del male, della propria impotenza di fronte ad esso, e’ il primo passo per la trasformazione di quello in bene, o dell’annuncio della transformazione del bene. La lezione di oggi, rara e alla quale mi dispongo con somma gratitudine, di questo consiste.

28 aprile 2003

In linear time, what we do today creates the future. In an extended, or larger, present moment it is as true to say that the future creates the present. This particular kind of creative future “resonates” and draws our actions towards it. It is this potential future with which we engage, and more powerfully, which engages us.

L’amore di mia moglie apre per me le porte del paradiso, quello dei miei figli apre le porte dei mondi, l’amore per gli amici mi offre la visione della bellezza del mondo. Per attraversare il mondo non rimangono che i libri.

Non c’è nulla che possiamo imparare dalla Storia. Le norme convenzionali possono inchiodarci al terreno. Lo studio scientifico può isolarci dal nostro cuore. Le religioni possono essere gabbie. Economia, politica, sport ci lasciano intuire la miseria dei Sistemi. Non ci rimangono che i libri.

Quando la qualità dell’edizione è compromessa, i libri non possono essere scritti. La qualità delle edizioni che ricevo di recente è straordinariamente buona: potrei dedurre che i libri cessano di essere considerati un pericolo, oppure che i lettori di qualità alla fine si sono imposti, oppure che è inevitabile che l’evoluzione proceda, oppure che il mutamento è bene in corso.

Quando la domanda è chiara e forte, ci deve essere una risposta. Quando la domanda è ripetuta, ci può essere una risposta.

Quando la domanda è giusta, vogliamo una risposta.

Alejandro Jodorowsky per Mondadori ha mandato all’aria un bel po’ di preconcetti in questa stanza. E la speranza che le sue parole contengono ha reso quest’aria luccicante.

28 aprile 2002

Mi chiedo adesso cosa devo fare, ripensando a ciò che ho detto ad Ajra, quando mi rivolgo ad un interlocutore che si aspetta, oltre alla sincerità, la disposizione, cosiddetta naturale, a dire tutto.

Quello che ho scoperto in questi anni, tra le altre cose, è che nessuno può fingere di pensare una cosa differente da quella che pensa in realtà. Certo si possono dire tante cose, e si può mentire per denaro o per ogni altra convenienza, si può fingere di aver sentito esattamente ciò che si intende sentire e niente altro, ma perfino questi giochi perversi suppongono una buona quantità di fede. E intendo proprio di Fede, l’abbandono implicito a quel che ci piace credere e dire che sia vero.

L’incanto si rompe quando questo non è più vero: ogni possibile illusione in cui, convenzionalmente, decidiamo di vivere si rompe quando essa non è più vera per noi stessi. Il pericolo che mi pare ci sia dietro ad una qualsiasi strategia, atta a contenere i danni derivanti da questo processo, potrebbe essere la perdita, o comunque la distorsione, della propria salute mentale. E questo è troppo.

Domenica a fare un giretto in una villa veneta a Stra per vedere una irrisoria rappresentazione della necessità, che pare molto ridotta, del vivere “naturale” secondo i dettami pseudo hippy che si perpetuano in una sorta di new age ancora meno probabile della new economy. Nessuna attenzione da parte dei visitatori che peraltro si trovano davanti ad espositori distratti e comunque incompetenti. In un paese, a cavallo del fiume Brenta, nell’insieme piuttosto bello. La sera un film davvero sicuro, stabile e incoraggiante per chiunque creda che raccontare storie sia ancora una attività degna dell’impiego di tutta la propria energia: “Parla con lei” di Almodovar.