venerdì, 27 aprile 2007

L’utente, questo irresponsabile

Il marketing è azione di persuasione a credere in un bene negoziabile che non consiste di necessità ma di pura futilità. Suo compito è generare, a livello liminale, una pulsione a prendere possesso di oggetti, beni, servizi, di cui non sapevamo di avere bisogno, a crederci. Il dipartimento di marketing ha preso il posto non soltanto della ricerca e sviluppo, nelle aziende, ma perfino quello dell’ingegnerizzazione, dell’ottimizzazione fra costi, tempi e metodi.

La pubblicità consiste di far conoscere, al maggior numero possibile di persone, l’esistenza di oggetti, beni, servizi che sono concorrenziali cioè che generano il miglior risultato con il minor sforzo, impegno, costo. La pubblicità da sempre è connessa con la pubblicistica, la tecnica di informazione giornalistica che mira ad informare in modo parziale, fazioso, comunque occulto. Ormai completamente asservita al marketing, nei principii generali della comunicazione è ridotta a puro assioma teorico.

La seduzione attraverso l’intrattenimento, lo spettacolo di varietà, il titillamento delle domande più triviali della massa, è fondata sulla soddisfazione di due fondamentali frustrazioni: la mancanza di cibo e la mancanza di sesso. Sistema di controllo fondamentale dove l’umanità abroga alle proprie responsabilità è il fondamento di una produzione di beni connessa, non più con il mercato reale della domanda e dell’offerta, ma con l’abuso psichico ed emotivo.

Esiste un’altra interessante modalità della persuasione, quella che si esprime attraverso il semplice desiderio di procurare benessere, rilassamento ed una maggiore qualità dell’attenzione. A differenza di quelle precedenti si svolge in una dimensione fragile e delicata, esige la stessa qualità di impegno da parte del produttore e del cliente, anche se non lo stesso livello di esperienza e di intelligenza. Questa ultima, per quanto reale e sperimentabile è la meno facile da comunicare e promuovere, ed è anche la meno visibile.

giovedì, 27 aprile 2006

Permettetemi una piccola, ottima, citazione di Fabio Metitieri che contiene spunti essenziali per me:

“Nel mondo della comunicazione aziendale, delle due l’una (semplificando un po’, per non farla troppo lunga): o sei un pierre, o sei un giornalista.

Se sei un pierre, devi avere capacita’ e competenze ben precise per promuovere al meglio l’immagine e il messaggio di chi ti paga, il che non e’ affatto facile. ”

Non è banale secondo me portare chiarezza nella percezione pubblica, a riguardo di un certo cinismo di fondo che non ci possiamo affatto permettere. Nella comunicazione d’azienda esistono due poli opposti da conciliare ed in questo equilibrio consiste la capacità intrinseca del responsabile di relazione pubblica: la Trasparenza e la Riservatezza.

La prima é l’obbiettivo di una azienda che aspira alla rilevanza sociale, la seconda è l’obbiettivo dell’azienda che aspira a durare. Difficile considerare un ossimoro di maggiore complessità e difficoltà, ma tenere insieme un’azienda è solo una questione di comunicazione, interna ed esterna. L’intero concetto di innovazione è comunicazionale. L’intero concetto di Efficienza e di Efficacia “effettuale” è comunicazionale.

Quello che distingue le aziende da una qualunque impresa “culturale” è solo che le prime hanno un bilancio pubblico, conti da far tornare insomma, e quando questo non succede il revisore dei conti si trova in tribunale. Perciò le azienda pagano perchè la comunicazione, l’insieme di pubblicistica, promozione, pubblicità, funzioni.

continua Metitieri:

“Se fai il giornalista, o comunque vuoi collocarti sul versante di chi fa informazione, devi essere credibile per il pubblico, che deve leggerti sapendo che tu hai indagato, intervistato, testato, controllato e che alla fine tu hai scritto qualcosa di oggettivo, documentato, dimostrabile, attendibile e soprattutto non influenzato dal conto del ristorante in cui ti hanno portato. ”

La Credibilità, la Competenza e la Responsabilità di chi pubblica sono le qualità di un giornalista come quelle di un politico, di un venditore come dell’amministratore del mio condominio: Se ho preso droghe e fatto sesso fuori dal matrimonio non sono più presentabile, e devo ritirarmi. Posso sostenere definitivamente questa mia affermazione?

e ancora

“Nel momento in cui scrivi: “datemi qualche buon pasto e parlero’ bene di voi”, da un lato si capisce che non saresti capace di fare il pierre, e dall’altro perdi ogni credibilita’ per il pubblico come informatore. E, sul serio, se la metti cosi’ nessuno ti dara’ piu’ manco un tramezzino. Oggi i pazzarielli han poco lavoro persino a Napoli, credo. ”

Una perentoria quanto inossidabile, e per nulla moralista, affermazione che, per quello che vale, sottoscrivo in pieno, ringraziando l’autore.

27 aprile 2004

L’inevitabilita’ della solitudine, e la scarsa opportunita’ di uscire di casa, su questo mi limitero’ a meditare in questi giorni di autoesonero dalle incombenze mondane. In realta’ non e’ molta la pace che riesco a trovare e le grandi pulizie di primavera sono l’unica soluzione che ho in mente per questo disagio da saturazione.

Certo e’ che la sospensione della pressione locale mi permette di respirare molto meglio, forse e’ solo il luogo in cui questa non-attivita’ si svolge, forse e’ l’irrisorieta’ della compagnia, ma mi sento meglio, anche se adesso dovrei essere con i bambini.

27 aprile 2003

Il nostro dovere, in questo momento, è di tornare a parlare tra di noi, questo potrebbe mutare ogni cosa.

If we adopt the strategy – don’t do the same thing twice – the second time we’ll be doing the same thing. Another approach might be…

play any note you like, saving only that it is the right note.

27 aprile 2002

Greta ha bisogno di aria, il suo equilibrio si ristabilisce subito quando usciamo di casa, e non ama le macchine, nemmeno la nostra, i rumori e gli odori sgradevoli. Non è una vita facile la sua. Ha bisogno anche di acqua ed esce dal suo bagno splendente e rinnovata. È buffo guardare come si rigeneri e si ridefinisce completamente ogni giorno, ma l’ambiente che la circonda è molto rilevante in quelle che paiono essere delle costanti:

L’attenzione che ha sempre avuto, dal primo giorno, per l’essenza dell’aria.

La necessità, che è emersa dopo un po’, di respirare nell’acqua.

La sua indisposizione ad essere accettata, che rende la sua affermazione serena.

La sua continua, precisa, stabile, aspirazione alla terra.

Questa bambina è arrivata nella mia vita insieme alla percezione della nuova terra, ben prima che ci concentrassimo ad aspettarla la sua essenza era già mescolata con il senso, rasserenante e denso di speranza, che ci fosse una terra nuova dietro alle nostre visioni. Il saluto e la fine della mia famiglia così come era, dall’agosto del 1999 alla fine di aprile del 2000.

E poi una insolita estate di decisioni, più o meno a lungo meditate, e la fine del mio ufficio, così determinante alla mia lunga immobilità. L’autunno e l’inverno verso il 2001 che sono stati momenti di così profonda, definitiva, irrefutabile mutazione, alla fine dei quali non e stato più possibile riconoscere nulla di quello che era stato mio così a lungo.

E poi l’estate del 2001, durante la quale la vecchia terra sulla quale abbiamo abitato ha cessato di essere il pianeta dominante i nostri pensieri, le nostre visioni, le nostre speranze.

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