giovedì, 26 aprile 2007

Il solito vecchio caprone ostile

La mia età mi permette alcuni lussi che vengono definiti snob da chi usa le altre lingue come gli pare e piace. Uno dei tanti è un leggero fastidio per le modalità associative della rete, badate dico associative e non inclusive, che non ci sarebbe proprio niente da osservare. Associativo sembra essere lo scopo della rete. Così come molte altre visioni di base, anche la rete è densa di equivoci come se il mondo, e la rete, fossero uno.

Invece ci sono i mondi, e ci sono le reti. Molti dei commenti (risposte alle domande, nuove domande) che emergono dal mio continuo vaneggiare, arrivano in modo tangenziale, eccentrico, ed è gradevole pensare che ciascuno usi gli strumenti convenzionali senza rispetto per le convenzioni. Io non scrivo per avere qualcosa in cambio, ma solo per cercare di ritrovare la mia memoria, che svanisce. Nel processo scopro cose meravigliose.

Ma questo gioco delle associazioni libere ed oziose non è un gioco nuovo. Cadiamo così facilmente nell’equivoco della associazione come solidarietà e conforto che pare nessuno abbia mai notato come sia ipocritica la trama che regge la nostra società, invece di una qualunque, reale coesione. Nemmeno penso che la sana disposizione critica abbia chissà che valore. Quello cui aspiro io è vedere le cose come stanno e con l’aiuto di qualche amico vedo meglio, soprattutto aspiro a ricordarmene.

E’ verissimo che ad espormi in questo modo ho imparato qualcosa ma io non intendo usare la rete, non ne ho bisogno, per imparare. Credo in effetti che imparare qualcosa dall’affondare in questo marasma di opinioni non autorevoli sia molto, molto difficile. Per imparare uso le lezioni, date e ricevute ad personam, uso i miei libri faticosamente raccolti. Per imparare chiedo spesso aiuto ai bibliotecari, agli editors, ai librai che conosco da tanti anni.

mercoledì, 26 aprile 2006

Mi chiedo in che cosa consista questa resa alla cattiva comunicazione, alla fioritura del malinteso, alla superficialità nelle relazioni umane più rilevanti. Mi chiedo perchè, in sostanza, si sia capaci di ridursi così proni al più gratuito malpensare, fare, reagire. Se la nostra coscienza fosse all’erta nulla di questo consueto comportamento, che chiamiamo la nostra vita, sarebbe accettabile. Forse che la nostra vita è finita e nessuno vuole dircelo?

C’è una peste nera in questa radiante primavera, un male sottile, che travolge gli appartenenti al genere umano, e risparmia gli animali, le piante, gli insetti. Le vigne sembrano attraversarla indenni, I cespugli fioriscono, i ciotoli sulla riva del mare indulgono nella indefinita oscillazione che li transformerà, lentissimamente, per sempre. Ogni piccolo anfratto, ai lati dei sentieri che attraverso mentre il sole splende, sembra essere all’oscuro di questa peste, come se l’indifferenza della vita per le macchinazioni della mente fosse sempre stata lì.

La profonda negazione della legalità, la giustificazione operata di continuo da parte di loschi azzeccagarbugli (e miserabili pennivendoli) sembrano accettabili, da chi pone come fine ultimo della sua esistenza una buona abbronzatura. Mentre l’ex presidente del consiglio è impegnato a dare una strigliata da capufficio ai suoi impiegati, tenuti insieme dal rispetto per i soldi, la pubblica opinione pseudo fascista è in balia di menzogne da due lire. Che sono più confortevoli di qualunque analisi della realtà della città, della regione, del paese, che abbia un senso.

Gli amici così generosi da commentare i miei interventi in privato sono pregati di prendersi (ancora) una responsabilità e di commentare qui, anche come utenti anonimi, non è difficile. Prego.

Parlare in pubblico, appunto. Non c’è bisogno che il denaro si muova, non c’è affatto bisogno che ci sia un pubblico ad applaudire, non mi importa affatto che le mie osservazioni siano confortevoli. Ogni discorso pubblico dovrebbe solo togliere di mezzo quello che c’è tra noi, dove insinuo l’idea di appartenenza di oratore ed uditorio alla stessa comunità, e quel che ci impedisce di essere uniti. Un discorso pubblico è imprescindibile dalla corrispondenza, auspicata non realizzata, tra autore e pubblico. La responsabilità editoriale è necessario quanto delicato mezzo. Il denaro è la testimonianza di una realtà energetica, necessaria solo quando ci sia una urgenza di testimonianza.

Mi sento piuttosto esonerato dal discorso pubblico oggi, diecimila elettori di Ettore Rosato sono andati a farsi un weekend al mare. Tanto non cambia niente. Mi rimane un sorriso per quel candidato che domenica mattina, dopo aver votato, è andato a messa con il padre. Una storia molto lunga e segreta.

26 aprile 2004

Il pericolo grande davvero e’ prendere di nuovo l’abitudine a stare sempre da solo, e dimenticare che le abitudini che avevo in mente di prendere erano altre, che occuparmi di Stefania, oltre che dei bambini, e’ una priorita’ assoluta e che solo aloro devo la possibilita’ che mi rimane di conservare una memoria ed una identita’, piuttosto che perdermi in questa marea di nebbiosa indifferenza.

26 aprile 2003

Offer performance where necessary conditions are honoured. Be true to your calling.

L’aria continua ad essere splendente, anche in una giornata di grigia pioggia come questa, la luce che così tanto amo e che deriva dalla rapida alternanza di umidità e vento è qui.
Mi sento leggermente legato, rigido, nelle mie manifestazioni emotive almeno. Ma la vita fluisce dolcemente mentre Greta scorre come un ruscello di cristallina luce, gioia e nutrimento delle mie inconsistenti giornate. La profonda desolazione della settimane precedenti Pasqua sembra allontanarsi ma ha lasciato un segno forte.

the show does not have to go on, where the quality of the performance is compromised.

This makes me a difficult character to work with professionally. So, this is a formal acknowledgement that the life of a working player is no longer right for me. Alternatively, I am no longer the right person to be a working player.

This is now official: I am in the wrong line of work.

26 aprile 2002

Questo strano weekend in cui sembra che tutti debbano partire per qualche posto a me sconosciuto mi fa sentire un po’ più isolato del solito. Ce ne andiamo a Mestre, a cercare qualche segno di vita ma siamo decisamente nel posto sbagliato.

I segni di vita invece vengono da Robert il quale vuole dirci che la fine di DGM è in realtà un trionfo, ed estende un favoloso atto di commiato della vecchia idea, mentre ci presenta quella nuova, perché se un futuro deve esserci, allora c’è. Molto inspirativo come sempre, mi suggerisce che forse una storia di Luxa aspetta di essere scritta, ma non so davvero per chi potrebbe essere utile ed utilizzabile, perché nemmeno dopo un anno Luxa mi pare rappresenti qualcuno, certamente non me, forse la sua storia la può scrivere qualcun altro.

Ma da questo passato, e solo da questo, può emergere il futuro. Qualunque sia il passato, contiene il futuro, i germi della sua preparazione, della sua apparizione, perfino della sua riparazione, e contiene i mezzi per cancellarlo, se così deve essere. Molto difficile, però, vederli. Occorre lavorarci come per togliere il materiale in eccesso, come per estrarre le figure divine dai pezzi di marmo, per sottrazione, pulizia, sacrificio. Ed è questo che mi impegna in questi mesi, il doloroso lavoro di eliminazione, abbandono, rimozione, pulizia, cancellazione della memoria perfino.

Ed è un dolore, un tormento, una pena, ma anche un delizioso sollievo, una splendida leggerezza, una nuova faccia, quello che mi sto procurando e la gioia è indicibile. Come se mi stessi preparando ad un nuovo, importante, definitivo, lavoro. Il completamento, probabilmente, del solo lavoro che ho fatto fino ad oggi. Mi serve ancora un po’ di chiarezza, e la sto vedendo arrivare.

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