mercoledì, 25 aprile 2007

Le nostre vite nell’ombra

Non mi preoccupo più di tanto della apparente mancanza di qualità nel nostro vivere quotidiano. In effetti basta leggere attentamente il lavoro autobiografico di un cronista abbasta anziano (Mario Rigoni Stern, Ryszard Kapuscinski, Giorgio Bocca ma anche Paolo Rumiz, Gianni Celati e Antonio Tabucchi) per sentire chiaramente che questa mancanza c’è. Ma, se la noia di vivere ha preso il posto della fatica di vivere, è una responsabilità condivisa.

Se la dote di portatore di qualità è stata negletta, in questo mondo pieno di rottami che l’Europa sconfitta del dopoguerra è stata, se sono stati premiati i moderati che giustamente non si sono illusi di poter vivere una vita piena, intelligente e creativa, questo non mi turba. Se i megalomani del lavoro ben fatto, delle tradizioni callisteniche, della vitalità come espressione culturale sono stati ridotti nei sottoscala delle istituzioni governative, non sono in allarme.

Quale metro di giudizio, però, ci permettiamo di usare? Se sappiamo, come sappiamo, che nessun tentativo di alzare la testa era lecito e se dobbiamo vergognarci tutti dell’avallo ai fascismi e alle mafie. Se abbiamo preso soldi da analfabeti produttori di oggetti scadenti che hanno usato il marketing per imporli, ma anche se i soldi glieli abbiamo dati, questo non significa affatto che siano solo loro ad aver ragione.

Abbiamo bisogno di una nuova mentalità, nella quale la qualità sia visibile anche se non ha un successo clamoroso, nella quale ogni impegno costante nel tempo che dia luogo, attraverso una disciplina elaborata, matura, completa, ad oggetti intelligenti, esperti, vitali sia protetto. Per popolare questo paese, che dalle macerie si deve risollevare. Questo tempo, in cui gli spazi vuoti, ancora da riempire, attendono solo che si smetta di accumulare rifiuti per occuparsi, finalmente, di quel che è degno dell’umanità.

martedì, 25 aprile 2006

Prendo un impegno fermo, data la sensazione che ho stamattina: se la gente di questa città ha deciso per Rosato e Bassa Poropat torno a parlare in pubblico, con un programma preciso e ordinato: Chi ci crediamo di essere.

25 aprile 2004

Una soluzione, nella sterile continuita’ della mia vita esteriore, e il ricordo di una speranza di comunicazione che non e’ perduta. Come un frammento d’osso, o di metallo, incastrato tra i lobi cerebrali, e che mi impedisce di scorrere fluidamente di concerto all’umanita’. Un linguaggio difettoso, che impedisce l’espressione comune, e che mi allontana, anche dalle cose che credo di amare di piu’, per spingermi in direzione di una illusoria e gentilmente gioiosa, sobria solitudine.

25 aprile 2003

Any work of quality generates repercussions which escape quantitative measure, even though this may take a pile of linear years before we see how. And then, probably, we won’t ever be able to discover all the effects of our work.

Un risveglio a Trieste mi suggerisce che ci sono molti più risvegli che giorni nel mio calendario. L’abbandono dell’agenda, dell’orologio, della sveglia, del telefono hanno portato tanta lucidità quanta confusione nella mia vita, ma il senso generale è soprattutto di sollievo, e per questo ringrazio chi non manca mai di prestarmi il suo aiuto.

Questa città d’altra parte sembra non ospitare più i miei amici, se mai ce fossero stati, ed ha pure cessato di essere inospitale, se mai lo fosse stata. Il mio prossimo passo sembra dover essere l’adesione, che pare scontata ed inevitabile a quella mafia Illy di cui Riccardo sembra continuare a non sapere nulla. I dibattiti televisivi dei candidati sono prevedibili e schematici, e nessun tipo di destabilizzazione mi sembra opportuno. Continuo a ridurre tutto ad una sorta di attività “politica” che somiglia molto all’amministrazione del mio condominio, senza alcun contenuto ideologico ma non priva di una controversa “etica”.

25 aprile 2002

In piedi abbastanza presto per una gita non prevista e annunciata in pochi minuti. Risaliamo in macchina verso Vittorio Veneto e a piedi su un sentiero di montagna davvero molto bello e insolito, tremendamente affollato all’inizio della salita e ancora molto di più in discesa. Un bellissimo torrente denso di nuvole elementali, di passaggi e scrosci d’acqua cristallina di cui ho così tanto bisogno.

Greta ha compiuto il suo viaggio più lungo e faticoso credo, certo è stata la sua permanenza all’aperto più lunga fino ad oggi, ed è andata davvero bene. Qualche piccolo pianto normalissimo, per il cibo e qualche piccolo sonno legata addosso a chi la portava e nessuna particolare noia. Francesca e Simone ci hanno invitato ed aspettato e sono stati davvero molto gentili, mi pare che non sia per nulla facile misurarci con noi e con le esigenze di Greta, che pure è deliziosa da avere intorno. Un orribile parco delle rimembranze, e del cibo sufficiente, chiudevano il sentiero delle vie dell’acqua.

Così la giornata si è chiusa piuttosto in fretta e per fortuna senza pioggia. Un gradevole ritorno in un bel paese nella valle sotto il Cimon, larga e ben coltivata, tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene, mai vista prima. La serata leggermente a disagio per le mie disastrose condizioni fisiche, stanchezza e piedi doloranti, ma una ottima cena da soli in casa in un bellissimo silenzio, interrotto solo da Greta e non dalla televisione per una volta. Non credo che io e la mia amata moglie abbiamo bisogno di altro, oltre a questo.