Non mi importa affatto di cercare una mia libertà personale, non credo all’arbitrio. Mi importa molto di più dello sguardo benevolo dei miei simili, almeno di quelli che mi riconoscono come tale e come tale mi trattano. Sono incapace di noia, di invidia, di rancore e di gelosia. Mi lascio andare spesso ad una sorta di volo estatico. Che so godere.

Intendo comprendere la natura dello speciale potere umano, in relazione a quello delle strutture angeliche, ma pure a quelle infere, senza permettere a ciascuna di sedurmi. E’ il tratto umano che regge il mio ambiente di riferimento, a quello mi riferisco nell’osservare gli animali, i criminali, i santi. Desidero per me l’attenzione dei miei figli, e dei figli dei loro figli.

Amo profondamente il corso dei ruscelli, di cui risalgo il fluire, i sibili dei prati d’estate e le corde di acciaio e seta. Auspico un governo della terra che muova lente arcate contemplative ruotanti intorno ai libri sacri. Credo nei libri sacri, completamente estranei agli uomini e che di uomini parlino. E di donne, e di esseri celesti ed acquatici, di ninfe che portino alla follia.

Amo le lettere, sofisticate e pure. La voce incantata delle donne che leggono le lettere scritte nei momenti in cui la speranza è più forte del vuoto, in cui si parla dell’immensa sofferenza nata dal ruvido strusciare della necessità sul desiderio. Lascierei volare via gli incapaci d’amore e canto, se non temessi di prendere il volo per primo, che nulla so, nè intendo.

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