martedì, 24 aprile 2007

Crediamo di essere quello che Ricordiamo

E’ sempre interessante osservare la scarsa estensione della capacità di attenzione di un singolo, di un gruppo, della massa. Ogni genere di fenomeni emergono a causa della mancata attenzione. Non parlo solo degli ovvii incidenti, delle piccole catastrofi quotidiane dovute all’incapacità di mantenere lo sguardo, o qualunque altra cosa, fermo abbastanza a lungo da testimoniare la partecipazione agli eventi.

Ma quello che è davvero impressionante è vedere i rappresentanti della civiltà più avanzata del pianeta assistere agli spettacoli che per loro vengono organizzati. racconti ad altissimo contenuto di stimoli visivi, rappresentazioni musicali ad altissimo volume, riunioni catartiche che implicano l’estensione e la contrazione di giovani muscoli, ciascun evento è occasione per osservare che, comunque, la durata dell’attenzione non migliora.

Ora, noi abitiamo una rete concettuale di relazioni, rapporti, interazioni rapide ed efficenti, possiamo frequentarci con discrezione, puntualità, stabilmente. Ma le interruzioni, i buchi nella rete, vanno riempiti, le aree difettose, che non possono colmare la mancanza di responsabilità del singolo, di un gruppo, della massa, implicano la presenza del vero tratto caratteristico dell’umanità: l’attenzione.

A volte ho l’impressione che ogni innovazione tecnologica sia sostenuta per la sua capacità di abrogare la necessità di questa attenzione. Non sto parlando degli apparati tesi a scancellarla, come il marketing televisivo, ma di questa enorma struttura di conservazione della memoria, dell’esperienza, della intelligenza umana che chiamiamo rete, che sembra essere una sofisticata trappola ideologica per chi, come me, crede ancora che essere umani significa soprattutto sapere.

lunedì, 24 aprile 2006

Ogni oggetto privo di una dimensione Metafisica è solo un oggetto, ma cosa è un oggetto in una dimensione priva di Tempo?

Non sono stato comunista neanche un quarto d’ora nella mia vita, ma ho votato PDS in queste elezioni. Sarà per questo che Bruno Zvech mi saluta familiarmente per strada, dopo che non l’aveva fatto per anni? (Ettore Rosato non fa lo stesso, sarà perchè detesto così tanto le finte educande della margherita?)

24 aprile 2004

Assolutamente sorprendente l’esordio di stamattina, in una stanza che trovo sempre piu’ accogliente e che vorrei usare come spazio privato per molti dei prossimi anni.

La giornata e’ stabilmente dedicata alle piu’ avanzate sensazioni di marginalita’ della settimana, mentre tento di stabilire una relazione normale e percio’ piuttosto insolita con il mio giovane collega che mi da continuamente prova di maturita’ ed equilibrio.

Ma ritrovare la mia giovane sposa in un contesto oramai pazzesco mi da l’esatta dimensione di quanto io sia stabile nell’astrarmi da un qualunque contesto e di poggiarmi su una nuova dimensione interiore che, anche grazie a lei, si fa strada nella mia molto impegnata e troppo concreta vita.

24 aprile 2003

Part of a discipline is the practice of listening to oneself while one is speaking. There are different elements to this, and different functional effects / results which take place during this practice.

L’idea di fondo, che rimane sempre udibile ovunque io mi ponga, consiste nell’assenza, nella mia vita, sia di un’arte che di una parte. La mia esperienza attuale consiste essenzialmente di lettura, visione, ascolto, consiste di gusto e vaghezza, di tocco e precisione, ma solo per quanto riguarda la definizione di principio.

La verità è che non possiedo un vero mezzo professionale e soprattutto ho molto poco da professare. Non mi interessa affatto prendere le parti di chi crede di avere qualcosa da dire, perché le persone che durante questa vita ho creduto avessero qualche cosa da dire non si sono fatte sentire attraverso la pubblicità, la promozione, il marketing. Non sono affatto capace di prendere parte senza considerarmi immediatamente falso e corrotto. La fluidità che esigo, nelle mie percezioni prima ancora che nelle mie espressioni, e la necessaria ambiguità che ne deriva, non mi permettono di prendere “parte”.
Una strana ripresentazione di Greta al QG, dove è stata alternatamente riconosciuta e meno.

24 aprile 2002

La mia vita in due case diverse non favorisce il mio ordine mentale. La mattina presto, nel confermare un appuntamento nel pomeriggio, mi suggeriscono che sarebbe il caso di portare qualche immagine autografa da far vedere e comincio in fretta a mettere insieme qualcosa per cui nessuno mai è preparato a sufficienza.

Le foto di qualità degli ultimi anni riguardano, a parte poche eccezioni, sempre Federica e non posso dire di considerarle proprio presentabili, rimane che sono così piene di qualità e di amore che se qualcuno volesse giudicarmi per quello che io sono in realtà, e voglio dire per il meglio che credo di aver visto e goduto nei miei ultimi anni, queste immagini dovrebbe vedere. Confezionate in modo presentabile risplendono e, insieme alle poche bozze per le copertine, pieghevoli e manifesti che sono riuscito a trovare fanno un buon insieme. Grazie per aver fatto ordine.

Così me ne parto non senza un certo nervosismo verso questo incontro che prevedo interessante.
E davvero interessante è stato, anche se ho incontrato proprio la persona sbagliata. Una agenzia di pubblicità intera, responsabili di produzione piena per diversi sottoprodotti più o meno locali, senza specializzazioni eccessive e con un ottimo (credo) equilibrio fra dimensione e fatturato. Solo dieci dipendenti, hanno bisogno di una persona molto semplice, un fotografo aggiunto quando la loro disposizione tecnica è il banco ottico in ambiente ipercontrollato. Non sanno che farsene della mia esperienza nel ritratto spontaneo e sexy. Ma potrebbero aver bisogno della mia capacità di supervisione e di progettazione tecnologica. Se avessi parlato con un’altra persona.

La mia visita in altri mondi continua.