lunedì, 23 aprile 2007

L’Innovazione Prossima Ventura

Se volessimo volgere ad una innovazione pura e semplice, il rinnovo di una fioritura che sola sia capace di mantenerci in vita come desideriamo essere, come intuiamo la nostra unica possibilità, non è alla filosofia che dovremmo rivolgerci, non alla religione nè alla politica. Se volessimo riconoscerci in ciò che siamo veramente, in ciò che la natura più profondamente desidera per noi, dovremmo rivolgerci alla musica.

I modi progettuali di ogni mondo, anche di quelli più pratici e solidi, sono fondati sulla progressione melodica fondamentale, sulla canzone mitologica che nasce dal sogno. Le relazioni melodiche a cui portiamo il nostro contributo seguono moti fisicamente ineccepibili, che si reggono sulla natura naturans, che si svolgono nelle intersezioni ritmiche del tempo reale, quello che in forma ciclica determina il flusso di tutto ciò che noi chiamiamo tempo.

L’intera organizzazione verbale, il suo esatto fluire, la grammatica vegetale così come la dura scorza del nautilus, è retta su formulazioni celesti che sfuggono al semplice calcolare. Il germe dell’innovazione vive negli spazi che scorrono fra un calcolo ed il successivo, in quel respiro del silenzio, nel gemito universale che solo è creativo. Noi viviamo in mezzo agli enigmi, capaci solo di cavalcarli, abbiamo appreso la tecnica della ricezione a distanza e ne parliamo.

Perchè all’innovazione non si sfugge. Il senso dell’etica che regola il nostro comportamento con i nostri vicini è soggetto esso stesso ad una mutazione nello spazio e nel tempo. l’influenza dei nostri vicini più creativi innesca un moto di rinnovamento che spazza ogni idea, ogni convenzione. Quello che mi interessa invece è ciò che dall’innovazione è escluso, ciò che rimane ineffabilmente al suo posto. La musica dietro alla musica che sentiamo.

domenica, 23 aprile 2006

Come affrontare la simultanea mancanza di energia con il velleitario tentativo di autoaffermarsi? Nella giornata del ballottaggio a Trieste sto pensando molto di più alle speranze degli elettori in buona fede che alle qualità dei candidati.

Insomma, come si fa a votare per uno che intende solo farsi i propri affari? Non che io condanni qualcuno che tira dritto per la sua strada, ma intendo verificare che la sua strada non scavalchi, non danneggi, non renda inagibile la mia.

L’abbronzatissimo candidato del centrodestra alla provincia non rappresenta nessuna periferia, ma solo un privilegiato e ridottissimo centro e parla dei militari come modello politico!

Il buffissimo (nel senso di buffone) candidato del centrodestra per il comune deve badare alla sua (finita) carriera di imprenditore speculativo che deve fare i conti con la nuova finanza che lo sbranerà. Vi ricorda qualcuno?

Il nostro condominio resta in pericolo, qui si tratta di scegliere fra mediocri ragionieri che ubbidiscono agli imprenditori sociali e finti imprenditori rapaci e sbilenchi. Ma insomma, cosa avete in mente?

23 aprile 2004

Cosa contiene questo germe di rinascita, di rinnovamento, di resurrezione, che permette agli alberi di germogliare, agli animali di figliare, alle pietre di risplendere e a me di riconoscermi come se mai, mai, avessi sentito di essere stato abbandonato. Qual’e’ la sostanza, certamente contenuta nell’aria, e quindi trasparente, invisibile, inafferrabile che La fa passare davanti a miei occhi, riconoscere, amare?

23 aprile 2003

It is not asked of us that we never fall over.

It is asked of us that we always get up.

Per la prima volta, dopo molti mesi la mia sensazione, sempre più precisa durante la settimana scorsa, è che i prossimi quindici anni in un ufficio invisibile, irrilevante, inconsistente, per esempio un ufficio regionale, non mi sembrano più inaccettabili. Eppure questa sensazione non ha affatto il sapore della sconfitta, il quale tra l’altro non sembra affatto esserci tra le mie esperienze. Voglio dire:

l’unico desiderio che mi rimane, di fronte alle mie mogli, ai miei figli, rimane quello di leggere, prendere note, riorganizzare il testo per adeguarlo ai miei, e spero altrui, sentimenti.

L’unico denaro che mi rimane da desiderare serve ancora solo a costruire una casa per le mie mogli, per i miei figli, per il resto della mia famiglia, per i miei amici. Molto poco quindi, e da questo punto di vista sembra profondamente inarrivabile.

23 aprile 2002

Continuano ordine e pulizia ma sono in una certa difficoltà a momenti. Lo spazio disponibile è in effetti tornato ad essere quello che era e questo dovrebbe essere sufficiente ma il volume generale degli oggetti è così tanto aumentato, questo purgatorio dei consumi nel quale ho passato l’ultimo hanno avrà conseguenze insuperabili nel resto della mia vita, non fosse che in questo senso.

Gli oggetti che nella mia memoria possiedo in un certo numero spesso occupano lo spazio previsto per il doppio, a volte per il triplo, come se avessi fatto scorte per i prossimi dieci (venti?) anni. È tutto abbastanza buffo finché non so più dove metterla questa roba. Magazzini aumentati e volume di carta archiviata aumentata in misura maggiore. Uno la potrebbe anche buttare ma mi pare certo che prima l’ordine di eliminazione deve essere accuratamente pianificato.

La pioggia di sabato ha bagnato l’intero contenuto del mio zaino che, in modo abbastanza inspiegabile conteneva giornali e libri che proprio non avrebbero dovuto esserci, diari e carte che avrebbero dovuto essere altrove al sicuro e all’asciutto si sono bagnati e l’acqua ha sciolto il colore dell’inchiostro rendendo illeggibili alcune parti: come segno di inopportunità mi pare chiaro e forte, ma mi sfugge un po’ che cosa, in realtà, sia inopportuno.