giovedì, 19 aprile 2007

Three Views of a Secret

Ho una difficile questione in mente, in questi giorni, a proposito di quella che viene definita, con giusta deferenza e pure a volte con stupida mitomania, passione. La passione che porta un giovane ad un’iperattività artistica per esempio, a lunghe e deprivanti sessioni di pratica di uno strumento musicale, colori e pennelli, o anche solo a carta e penna, alla pratica di un processo di cui non può fare a meno.

La nostra cosiddetta civiltà romantica, che ammette anche con una certa ammirazione la follia artistica, è la stessa che condanna, senza appello, l’eccentrico comportamento che da questa deriva. Mi spiego meglio: l’azione artistica consiste molto più di percezione che di espressione, almeno in un giovane. Ci si trova a dover rappresentare, con un eccesso di urgenza, lo sconvolgente panorama che ci si trova di fronte, sia esso visivo che sonoro, immaginario o iperreale.

Questo panorama viene espresso con i mezzi che ci sono, il motivo per cui si tenta di affinare questi mezzi , spesso in modo parossistico, è che essi servono ad esprimere tutto il panorama, in modo sufficientemente completo. Il giovane romantico, ammirato e anche sottilmente invidiato, viene assecondato e, come si dice tra alcolizzati, abilitato. Ma senza il processo di apprendimento del mestiere, senza la disciplina magistrale, senza le protezioni che l’esperienza costruisce, la mente può disintegrarsi.

Ho sempre avuto sotto gli occhi i due estremi: da una parte ragazzi dotati di una capacità percettiva talmente penetrante da sembrare oggettivamente alterata, dall’altra persone chiuse in un sistema autoprotettivo caratterizzato dalla eccessiva capacità di moderazione, dalla ferrea resistenza a qualunque oggetto non sia ampiamente condiviso dalla comunità, da una dipendenza cioè dalla convenzione tale da escludere da qualunque vita reale.

Ho riso molto di questa assurda bipolarità della formazione disponibile nella scuola, nella occupazione e nel servizio sociale, nei sistemi di produzione economica e di mercato. Finchè non ho visto i primi spegnersi malamente, o rinchiudersi in bozzolo emotivo e psichico a parte, finchè non ho visto i secondi prendere il potere, dirigere l’informazione e la formazione, l’intero sistema educativo, etico, politico.

Mi sono illuso per trent’anni almeno di stare in una posizione esterna ad ogni definizione romantica oppure razionalista, diciamo così, del mondo. Ho coltivato una posizione in cui studio e ricerca fossero sempre possibili, facendomi pagare come consulente da chi questi lussi non se li poteva permettere per sè, assistendo chi era più avanzato di me in questo spazio, collaborando con i fortunati che questo spazio potevano popolare insieme a me.

Ciò che so ora consiste semplicemente di questo: ci sono solo due possibilità quando l’immagine del mondo che abbiamo, ma anche la nostra pratica del mondo e la nostra esperienza in seguito, non corrispondono affatto a quella dei nostri vicini. La prima è negare quella che i nostri vicini approvano, considerandola rozza e irrilevante. La seconda è fare lo stesso con la nostra.

19 aprile 2004

Sveglia molto presto, come d’uso nella mia non assestata vita da pendolare, ma scopro di essere sfinito e lascio che le sei, ora in cui ci alziamo, arrivino con calma.

Sono disposto a prendere il treno piu’ tardi, per non costringere
Stefania ad arrivare in ufficio troppo presto, ma senza chiederci altro parto alla solita ora, coll’assonnato intercity che viene dal sud. Lei mi appare in tutta la sua bellezza, mentre riacquista quell’intelligenza di cui ho cosi’ tanto bisogno e mi dice le cose piu’ sensate di cui sia capace, splendente donna sprofondata nelle difficolta’ senza averlo chiesto.

La mattina scorre comunque in un torpore di cui non so il motivo, e mi perdo tra le mie necessita’ personali e quelle della casa a Trieste, senza occuparmi abbastanza dalla mamma impegnata in faccende elementari e senza riuscire ad incontrare Rocco impegnato a sostenere Giulia.

Un pomeriggio insieme al ritrovato Sandro Guerra, che mi porta in una dimensione diversa dalla mia, e delle quale forse dovrei occuparmi di piu’. La sera, particolarmente silenziosa, mi porta intuizioni e visioni inaspettate, e molto piu’ vicine a questo tempo, che scopro in modo incrementale.

Il senso dei racconti che leggo mi pare altrettanto sintonizzato al momento, come una nuova storia dopo anni in cui la Storia e’ stata completamente sospesa, forse il futuro che posso vedere di questo consiste, della rinascita della Storia, dopo che la stessa, nella mia visione, si e’ azzerata.

Ancora silenzio la notte, completamente solo in casa, dopo che Rocco ha raggiunto Toni a Castelfranco per portarle la Smart e Greta mi ha raccontato della sua nuova sciarpa di lana e di aver pestato suo fratello. Un Silenzio pieno di suoni.

19 aprile 2003

La storia di questi anni sarà quella della mia oscillazione continua fra paradiso e inferno, spesso da una stagione all’altra, a volte durante la stessa giornata. E non che io abbia perso la pace, non che il disegno globale si perda, solo che le mie visioni sono superficialmente, inconsistentemente mutevoli, senza fine apparente. Potrei essere sull’orlo di un personale cataclisma.

19 aprile 2002

Così dopo essere uscito a comprare un po’ di nastri e un libro è meglio se passo da Franco che è diventato molto piacevole da incontrare. E si parla volentieri degli errori fatti e di quelli che non dobbiamo tornare a fare, e della strana disposizione in cui sembra trovarsi il mondo da un po’, e anche di figli e di morti, ma devo correre da Gabriele in casa della musica.

E un paio di ore sempre gradevoli guardando insieme la storia recente della città e di questa povera gente che si deve misurare con noialtri. Fulvio supertecnico si decide a chiedermi come sia andata con Luxa, perché non riesce a capacitarsi che si riesca a buttare il denaro (e gli amici) in questo modo, ma tant’è. A pranzo in ritardo mi piace questa idea di essere occupato con la casa della musica, ma ancora non sono riuscito a fermarmi un po’ con mamma.

Rispondo ad una curiosa ricerca di personale che Toni mi ha mandato e riesco ad immaginare ancora un’altra (spero) convincente figura professionale. Che buffa sta diventando la mia vita. La sera Toni è tornata a non fare mai domande, e questa è una speciale cosa che noto ora, che le risposte che vorrebbe non sono quelle che ci sono, e quanto sia sempre stato difficile, e quanto lei sia stata infelice. È questo il matrimonio?