sabato, 14 aprile 2007

La Luce della Ragione

Mi domando se i politici hanno fatto sempre leva sulla paura della gente. Mi pare che si chiedano cose impossibili ed a buon mercato, garanzie e sicurezza, e si sia sempre ben disposti a dar via l’indipendenza in cambio di una promessa bugiarda e, appunto, sicura. Certo è che il nostro attuale sindaco, impegnato giorno e notte nella sua versione garzonale della politica del fare (non importa se danni), ci crede molto.

La nostra ossessione, come civiltà, cultura(?), sistema demografico, economico o quello che diavolo è, è per l’energia. Ci serve una illuminazione televisiva delle strade, per realizzare questa sicurezza (?), un formidabile moto di condizionamento dell’aria, a combattere l’afa estiva e a provocarne di nuova ben più spietata, ci serve soprattutto una montagna di energia elettrica per reggere un industria che non si capisce più cosa intende produrre.

Nella mia città l’illuminazione notturna ha raggiunto livelli che permettono agli angosciati insonni (ce n’è moltissimi, pare) di sostituire l’ultima ipotesi di ritmo naturale, con uno scombussolamento che implica quindi l’obbligo di chi riuscirebbe ancora a dormire, nel suo fortino a base di serrande ultimo modello, a rispettare i desideri dei chiassosi notturni. Del resto il caldo agevola conversazioni animate in mezzo alla strada anche in pieno inverno.

Questa illuminazione è stata addirittura un pilastro della campagna elettorale che i miei concittadini hanno gradito, ed è un vanto la realizzazione di una promessa, naturalmente. Io guardo con curiosità questa totale incapacità di fare i conti che distingue i moderni triestini. La nostra avvilita città, umiliata da decenni di assistenzialismo, crede davvero che ci sia una mano invisibile (e perpetua) a pagare i conti. Chissà perchè, forse il risparmio energetico che tutto il mondo invoca non ci riguarda.

venerdì, 14 aprile 2006

Non che ci si debba calmare dopo la tempesta delle elezioni, ma mi è capitato di avere una nausea sottile, all’inizio della settimana. Il mio medico l’ha riconosciuta come oggettiva e mi ha consigliato di starmene a casa qualche giorno.

Così, mentre solo adesso affronterò uno o due giornali (lo ammetto, preferisco seguire i blogs ed i feed RSS), forse riuscirò a farmi una visione del futuro della nostra comune amministrazione condominiale. Sapete, alle riunioni del condominio a cui coscienziosamente partecipo spesso mi esimo dal contraddire la maggioranza. Problemi emotivi, certo, ma anche un sottile, spesso intenso, senso di inopportunità. di misplacement. Il mio senso di democrazia è basato sul consenso, e sul diritto di veto, non sull’argomentazione sofistica.

14 aprile 2004

Una spessa coltre di nubi copre il cielo intero, la velocita’ di rotazione del pianeta aumenta indisturbata, il 90% dei dipendenti di questa amministrazione continua a lavorare per il 10% del suo tempo. Ma la televisione transfrontaliera impegna le menti di molti teleutenti e la televisione via web continua a impegnare le nostre. In cinquantanni la terra non sara’ piu’ commercialmente attraente perche’ distruggera’ di propria mano, e molto rapidamente, ogni manufatto umano che si osi produrre. Tutti sanno tutto del principio, ma nessuno vuole parlare della fine.

Se io potessi organizzare le mie visioni piu’ scontate, e piu’ evidentemente condivisibili, in un testo che possa raggiungere il 10% degli utenti, nessuno me lo pubblicherebbe mai. Se non vogliamo sapere e’ meglio che ci affidiamo ad un ufficio stampa. Molto illuminanti ed anche costruttive le mie conversazioni nell’enclave nella mia prima settimana in assenza di Sandro Guerra. Letture intense e positivamente comprese, mentre le note che qui dovrebbero seguirle non si cristallizzano ne’ in forma conclusa ne’ meno.

14 aprile 2003

Just below the surface of what we call our day-to-day world lie riches. The “surface” is how we see the world and believe it to be. If in a moment this overlay, this veneer of interpretation, lifts we find a new world. Not a new world of clever intentions, political theorising and utopian devising, but a new world – the real world. We may like it, or not, but it is not a fiction. If we dislike it, then at least we have something real to dislike, if we may.

Continua lo struggimento per le continue incomprensioni di Stefania. Il suo stato non migliora avanzando nella primavera e le nostre condizioni sono solo parzialmente causa delle nostre percezioni. Resto sospeso, senza sofferenza e senza gioia.

14 aprile 2002

La nostra domenica piovosa in questa campagna densamente affollata eppure così deserta. Greta si porta via la nostra notte, le nostre ore e molta della nostra attenzione continua. Mi pare davvero una cosa molto bella ma si concilia poco con tutto quello che ho da fare. Forse la mia incoscienza consiste proprio in questo aspetto: Greta ha bisogno di tutta l’attenzione di genitori che badano anche alla loro posizione nel mondo e a procurarsi il denaro per una casa abbastanza comoda da poterci crescere in pace. O no?

Al telefono con Toni che ha chiuso il suo corso di cucina su misura per i terapisti su al castello con il sole. A parlare delle possibilità di contributo che ho, così quindi a parlarne più in generale, nei confronti di chiunque mi ascolti e penso alla televisione ma anche alla casa della musica, per la quale devo arrivare a fare qualcosa di utile davvero.

Ho parlato anche a Gabriele pensando all’incontro che dovrei avere con la gente di AOL time warner a Londra, e mi rendo conto che sto di nuovo sognando. La mia idea era che essendo incosciente dei miei limiti potessi azzardare l’ingresso in una dimensione più favorevole senza lasciapassare, forse non ho una vera fede in tutto ciò, o forse è solo questione di sbrigare le formalità in dogana. Come a volte accade.