venerdì, 13 aprile 2007

Incantate montagne di casa

Le nostre montagne, forse ovunque in Italia, sono il luogo in cui si intravedono i possibili futuri del paese. Vittime di politiche confuse a favore della pianura, dell’industria e dell’energia, sono luoghi in cui la confusione delle persone può essere sia molto maggiore che molto minore, rispetto alla pianura. Molto maggiore per una sorta di complesso atavico di inferiorità rispetto alla gente di pianura, considerata colta e raffinata. Molto minore perchè le famiglie non sono precipitate e non c’è tutta la povertà diffusa che c’era una volta.

Anche se però gli incentivi regionali a restare hanno in effetti incoraggiato molto i valligiani, il senso di una povertà nobile, cui ovviare con il duro lavoro ed il senso di una qualità della vita oggettivamente maggiore, quassù rimane. Le devastazioni idriche, le assurde opere viarie, una cultura politica predatoria e sempre dalla parte dei vincenti ha reso queste montagne anche prive di un futuro prevedibile.

A me le valli mettono l’ansia di salire così come i porti quella di salpare. E’ in alta montagna, così come sul mare, che sento meglio il respiro del pianeta, lontano da rumore ed imbecilli. Ma il gusto della stazione in valle, buon cibo e facce migliori, ha spesso un grande valore, cui cerco di adattarmi con un qualche tipo di buonumore che da me stesso possa emanare. Nessuno mi ha mai chiesto troppo nelle valli carniche.

A pranzo insieme a molti amici generosi, e insieme a mio fratello, davanti a queste splendenti montagne ferme e rassicuranti trovo un senso formidabile di certezza, tanto che finisco sempre a pensare che in fondo anche io ho bisogno di certezze. Ah, inganno gentile, non è di certezze che ho bisogno, ma di domande davvero nuove. La mia povera mente troppo stipata ha bisogno di scuotersi in mezzo alla buona compagnia, troppo rara.

13 aprile 2004

Gelide giornate mentre tutti gli alberi sono in fiore, rischiano di interrompere questa primavera che mi pare cosi’ autentica e “naturale” nel suo oscillare tra sole, gelo e pioggia.

Mi trovo in una situazione che, pur scomoda ed inquietante, finisce per essere intrigante e provocante, cosa di cui forse ho bisogno: la mia sensazione continua di isolamento e persecuzione si risolve in una spietata presa di responsabilita’. Non ho una vera difficolta’ con quelle che credo essere le mie “vere” responsabilita’, le accetto e ci faccio i conti su base quotidiana. Nemmeno mi sento in imbarazzo con quelle persone che preferiscono rovinare la mia vita piuttosto che salvare la propria, non sono veramente in difficolta’ con un ufficio che non mi vede e non riconosce la mia (presunta) dignita’.

Non mi sento “solo” piu’ di quanto ho sempre pensato di essere. Ma adesso la cosa nuova consiste solo nella mia eccessiva apertura, non soltanto verso i luoghi che mi ospitano e mi vedono passare, ma anche verso persone alle quali non attribuisco assolutamente nessun significato. Riformulo la frase: ho sempre sentito una stupenda indifferenza nei confronti delle maschere vuote che mi si presentano come individui indipendenti, ho pure sofferto poco per la fine di mondi delusionali e totalmente virtuali.

Adesso nuove formulazioni personali riescono a spaccare le mie difese naturali, e a suggerirmi in questo modo la inesistenza di queste stesse difese, e mondi di cui non mi sono mai curato mi rovinano addosso. E non sto affatto parlando di qualcosa che mi procura dolore. La novita’ sta tutta in un sentimento inedito: Sono travolto da cose di cui non ho ammesso la “realta’”. Ma i veicoli, cosa che le persone ed i luoghi possono diventare quando del tutto inconsapevoli e “passivi”, contengono forze che appartengono alla piu’ autentica delle realta’ percepibili dalla mia esperienza ed intelligenza.

13 aprile 2003

Death & resurrection

Il viso dei miei bambini, che non mi perdonano niente facilmente, è sufficiente per spiegare ogni possibile motivo della mia presenza in questa casa, in questa città, in questo mondo. Ogni mio sforzo futuro sarà possibile, e perfino facile, guardando il loro viso. La settimana passata mi ha quasi dissolto, sprofondato nella cupezza sono in grado di dimenticare ogni cosa per la quale il mondo antico valeva la pena di essere vissuto. Di nuovo in piedi, a difendere l’indifendibile, di fronte a Stefania che crede di chiarire mentre mescola gli scarti.

Stages in any process are the same stages, whatever the particular process.
Resurrection is itself a process, & my new life is not yet revealed or quite underway.

13 aprile 2002

Oggi poteva essere il giorno in cui mamma incontrava Greta per la prima volta ma sembra semplicemente che non sarà così. A tarda mattina incontro molto volentieri il vecchio Jorge amico mio quasi antico; mi piacerebbe essere meno invasivo, e più capace di ascoltare, mi piacerebbe essere un amico migliore, anche se comunque è stato un piacere incontrare il vecchio Jorge, anche lui come me e Duse brillantemente neo padre. Il pomeriggio con Rocco in cerca di automobiline usate per il mio figlio maggiore che non ha pace in queste sue questioni di identità. Un lungo giretto sul terraglio e intorno a Treviso a cercare la torre Smart, con quelle simpatiche e sciocche macchine giocattolo. Mi sono sentito in debito con questo ragazzo ed è una sensazione così inedita.

Ho alcune preoccupazioni, anche se minime, sull’equilibrio emotivo e sociale di Rocco: temo per la sua serenità e sulla sua capacità di accettare le proprie responsabilità. Credevo che la sua storia scolastica non avesse nessun significato reale, che fosse stato vittima di un miserabile sistema perverso e corrotto, ma forse la nostra capacità di affrontare sistemi perversi e corrotti deve essere molto perfezionata e lui non è ancora qualificato a farlo come vorrei credere. Non che gli si possa rimproverare nulla ma rimane che la sua ansia è la mia.

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