Ogni domanda autentica è una domanda bruciante, ogni domanda bruciante è una domanda ingenua.

Anche se credo solo a quello che vedo con i miei occhi, sono un uomo di fede, non di scienza. Eppure per ammettere di sapere, di capire, di ricordare qualcosa ho bisogno di triangolazioni complesse, di articolati consensi, di letture degli atti del processo di percezione altrui. Il mio personale processo di apprendimento, di verifica e di uso delle forze informanti è subordinato ad una sorta di metodo scientifico, anche se non empirico e mai arbitrario.

In realtà ho una idea della fede che non corrisponde molto all’uso comune: la mia fede deriva dalla conoscenza, il processo le cui fasi di scoperta, tesi, antitesi, dimostrazione e lunghissima pratica usurante mi permette di affidarmi, appunto. Resto attento alle sfide, ma ciò che desidero è sedurre. Se avessi un’inclinazione per il proselitismo starei ancora più attento, infine sono pratico anche della definizione di responsabilità altrui.

Non sono un uomo indeciso, ma il mio giudizio è sospeso, evanescente, mobile. La continua verifica della mia responsabilità attuale è viva e vibrante, pure in una condizione di ascolto accorto piuttosto certificata. Spesso mi preme più una verità inesprimibile che le fandonie “sincere” cui sono esposto, il gusto di una certa rudezza “assertiva” che provo senza vergogna rende la mia compagnia sparsa e rara. Per conto mio osservo con cura anche le opportunità e le responsabilità altrui. Per comprendere meglio le mie.

Eppure, nei momenti davvero difficili, qualcuno mi chiede aiuto, in modo formale, inequivocabile forse. Oppure mi parla come ad una autorità, fraterna ed intima, e mi chiede di meditare sulla fragilità dell’espressione. Non so nulla, in effetti, dei meccanismi della memoria, so solo per certo che non sono l’unico a perderla. Si dimentica specialmente la propria domanda. In effetti, prima di fede e scienza, la nostra esistenza attuale è determinata dalla memoria. Che mi ingegno di comprendere nella sua luccicante nudità.

Me ne sto abbastanza comodamente, quindi, ritirato in una sorta di bolla d’aria, non proprio isolante, piuttosto protetta. Intendo proteggermi dai fumi della menzogna, senza peraltro riuscirci bene, ma imparo. Dalla blandizie del potere, che nemmeno vagamente mi provoca, essendo sempre stato molto vicino a gente di potere. Mi proteggo da me stesso. Mi proteggo in particolare dalle insidie della ricostruzione della memoria, per me processo attualmente in atto.

Credo in un solo d.o, signore del cielo e della terra, nell’amore che provo per i miei figli e per le loro madri, siano benedette. Credo nella forza e nella precisione dei composti musicali, che contengono il fluido essenziale per la mia speciale capacità di intendere e volere. Credo nell’intelligenza umana, molto più che nella volontà, desidero solo la sua diffusione. Penso soprattutto a mantenere una salute ed una credibilità che mi permettano di continuare a svolgere il mio compito. Immagino una corrispondenza con un numero maggiore di pari.