mercoledì, 11 aprile 2007

Una Straordinaria Topografia

Prima di analizzare il senso di un viaggio mi piace immaginarne la qualità. Ogni mio viaggio si è svolto nella sua progettazione e lì è cominciato e finito, come ogni racconto, scritto o letto. Un viaggio ha un titolo, ed il suo svolgimento è un racconto. Non sono mai stato capace di scrivere di viaggi, perchè la fine di un viaggio è già la fine di un racconto. Io infatti viaggio solo per tornare.

L’esplorazione dell’universo fisico non mi interessa nemmeno un po’. Incontrare uomini e donne, assaggiare il loro cibo e parlare la loro lingua, ascoltare le loro storie, questo mi interessa. Il viaggio è il prezzo da pagare. La destinazione topografica è la più pura delle illusioni: se siamo davvero capaci di viaggiare, di adattarci continuamente e senza dolore al trauma dello spostamento, viaggiare diventa inutile, siamo già arrivati.

Il processo della metafora letteraria, in cui un simulacro della vita prende forma, è quanto di più infido. Saper leggere è una qualità molto meno scontata di quanto si possa prendere per buono. L’impressionabilità di qualcuno che non ha una relazione diretta con la vita può renderlo uno schiavo, di qualunque suggestione in effetti. Il pericolo del processo di adattamento della mente non è molto diverso se il corpo si sposta o meno.

Si tratta quindi di terapia, di un processo di guarigione. Lasciare ciò che crediamo di avere, di sapere, di essere significa abbandonarsi all’unica costante universale: l’azzardo. La vera iniziativa è l’abbandono, non l’acquisizione. Viaggiare bene, come leggere bene implica l’alleggerimento, la lievità. Alcuni di noi sono nati con un carico pesante, di pensieri, parole ed opere. Vivere significa liberarsene. Spero che ognuno possa.

11 aprile 2004

Sole e vento, in cui ci lasciamo portare, per una Pasqua effettiva ed importante. La sveglia nella stanza rossa, in cui abbiamo passato la notte tutti insieme, e’ molto vicina a tutto quello che chiedo per me stesso. Un momento di intensa vicinanza, dopo una seduta sul pavimento che come nient’altro mi riconnette con quello che credo di essere. Dopo illuminazione ed aperture sul modo in cui il mondo mi percepisce, pensa e ricorda.

Avere i bambini vicino e’ la sola cosa che mi distrae dalla presenza di Stefania, che risplende in questa luce cosi’ adatta a lei. L’uscita di casa insieme a Toni, Rocco e Giulia e’ completamente immersa in una specie di aria benedetta, cosi’ normale in questo giorno, la cui ricorrenza e’ provvidenzialmente mobile e percio’ molto piu’ realistica, che deve farci ricordare che ogni fine E’ un inizio.

Da mezzogiorno insieme a Franco e la sua famiglia, insieme ad una parte della mia, e senza la parte che mai ho inteso abbandonare e che pare oggi invece come dissolta, come se non avesse avuto un legame abbastanza solido, e il piacere di essere, mangiare e bere dove davvero si sa chi sono e’ interrotto dal dolore della separazione, come forse mai ho avvertito prima.

11 aprile 2003

La mia settimana di profonda solitudine, e sofferenza generata dal passato volge al termine, posso ancora pensare a molte cose, ma è meglio che le lasci andare. Se solo fosse facile.

11 aprile 2002

Completamente immerso nella lettura dei libri di Marko devo organizzarmi per tenere meglio i miei appunti.
È incredibile la quantità di tempo che se ne va nella lettura dei giornali.

È molto difficile che si riesca a trovare una ragione nell’osservare come il mondo possa venire ridotto, semplificato, banalizzato nella redazione, nella composizione di un giornale. La domanda sarebbe abbastanza ovvia: a chi può essere utile la lettura di una tale buffa rappresentazione del mondo? E soprattutto vale la pena di occuparsi di qualcosa che pur sembrando stabile e potente, nella realtà ci metterebbe pochissimo ad andare in pezzi?

La gente, in modo più o meno cosciente, vive di archetipi, e questo cerco tra le righe che leggo, e qualcosa trovo, ma forse è solo la mia immaginazione. Trovo forze contrarie, antagoniste alla natura dell’evoluzione umana, come se negare l’evidenza fosse possibile, ma forse è solo la mia immaginazione.

Mi domando quale possa essere la direttiva impartita, perché se è vero che le cose accadono da sole finchè non cessano di essere alimentate e allora accadono cose differenti e così via, è pur vero che una certa necessità, ed un certo investimento di risorse, vanno alla fine a significare qualche cosa. Voglio dire: oltre la direzione c’è l’ordinaria amministrazione, la manutenzione ordinaria, l’impegno, chiamiamolo così, a perpetuare le stronzate. Da dove viene, chi alimenta questa, che alla fine della giornata è la forza dell’energia umana (sprecata)?

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