venerdì, 06 aprile 2007

Innovazione, cioè Musica

Sono cresciuto immerso nella musica, la mia intera capacità di lettura delle cose dell’esistenza in quel modo si è formata. Non c’è letteratura, nè filosofia, nè politica che mi abbia preso il tempo e l’intera attenzione. La musica è quella che sento direttamente, corpo e mente, senza mediazioni, senza spiegazioni. Non ho mai visto una evoluzione del pensiero che non sia lenta e compromessa se non sostenuta da un’equa musica.

Ho affrontato e studiato modi diversi per apprendere la scienza e l’arte della musica. Per lo più si tratta di artificiali convenzioni che riguardano molto più le strutture di stato, di burocrazia militare, arbitrarie e sbagliate, ingannevoli. Una educazione musicale autentica poggia sull’ascolto profondo, che implica la stessa attenzione della produzione di un suono. Non c’è separazione infatti fra suonatore ed ascoltatore, sia in una sala in cui si intende fare musica che all’interno della stessa persona.

L’educazione musicale consiste di pilastri autentici: la coordinazione fisica, tra mano sinistra e destra, tra mani e piedi, tra postura ed emissione del respiro. La conoscenza della tastiera di interfaccia, fondata su una estensione delle zone di controllo ed azione della mente per allenarla a trattenere un modello. Un repertorio di riferimento, che costituisce l’unica tradizione su cui poggiare. L’allenamento dell’orecchio, il suo affinamento e allineamento alle leggi fisiche.

Il quinto pilastro è la gioia. Fare musica, così come ascoltarla, deve essere un Gioco. L’unica discriminante nel giudizio di qualità, che prima o poi forse dobbiamo anche formalizzare in musica come in tutta l’esistenza, è la gioia che un sentimento profondo di comprensione e di partecipazione provoca. In musica l’ascolto di qualità consiste di una adesione disciplinata, cioè competente. Il miglior contributo che possiamo dare all’esistenza della musica è la qualità del nostro ascolto.

giovedì, 06 aprile 2006

Non sono riuscito ad esimermi dal raggiungere la stazione marittima di Trieste in cui si sono riuniti, per un comizio di fine campagna elettorale, i candidati del centro sinistra per il comune e la provincia di Trieste, insieme a Riccardo Illy e a Walter Veltroni. Stabilito che il motivo della mia presenza era la garanzia che Riccardo Illy porta, era per Veltroni che ero curioso.
Il senso principale che ho ricavato da queste due ore, che erano proprio il tempo che nella vita sono disposto a dedicare agli amministratori del condominio, è stato orribile: mi hanno mostrato, se mai ce ne fosse bisogno di quanto io sia cattivo, proprio in termini di stato di cattività.

Sono prigioniero di una specie di malattia mentale che sembra in effetti piuttosto peculiare: La sensazione, che a me sembra documentata, di intuire una realtà che non è affatto condivisa. Lo dico chiaramente non perchè sia una novità ma perchè di solito evito con cura i bagni di folla, i centri commerciali, gli stadi, i concerti e perfino i teatri, e oggi ci sono volontariamente finito dentro.

I due candidati (coloro che candidano, non coloro che vengono invitati a candidarsi) sono irrisori. La loro dimensione culturale è simile a quella di un giornalista qualunque, o avvocato ordinario, o medico distratto dei nostri giorni: miserabile e per questo penosa. Non sto parlando del mio personale concetto di cultura, che mi impedirebbe di prestare attenzione, ma del concetto di conoscenza della realtà che recentemente Massimo Cacciari (che a me pare autorevole) ha definito. Poco male, mi aspetto da loro quello che mi aspetto dall’amministratore del condominio in cui abito: che i conti siano leggibili e trasparenti, che tornino insomma, e con gli stessi criteri acconsento al loro mandato.

Riccardo Illy è sempre il fenomeno più interessante e vicino. Così inevitabilmente subordinato a chiunque conosca i meccanismi della comunicazione pubblica (di massa), come in questo caso Veltroni, da riuscire solo patetico, non penoso. Riccardo Illy è un uomo che, con grandissimo sforzo, è riuscito a portarsi all’altezza, non soltanto della famiglia da cui viene, ma proprio della posizione sociale che intende occupare, quello di imprenditore della cosa pubblica. Credo che la sua puntuale elezione sia l’effetto diretto di questo suo impegno personale, visibilissimo e nobilissimo, a migliorarsi, per quanto non a cambiare. L’area in cui quest’uomo ha un bisogno disperato di aiuto, a causa delle sue evidentissime e nondimeno profonde difficoltà emotive, è la comunicazione di questa visione.

Non che sia facile, nè banale, ma è imprescindibile e a giudicare dallo stato attuale delle cose intorno a lui ci deve essere un deserto, emotivo, tecnico, morale.

Di Riccardo Illy però non si butta via niente, ed io rimango a sua disposizione. La disposizione più positiva che un uomo in cattività possa immaginare. soprattutto per aiutare la sua capacità di percezione, prima ancora che di espressione.
Walter Celestino Veltroni vive davvero in una dimensione completamente diversa, in grazia di Dio come il cardinale interpretato da Vittorio Gassman nei “Nuovi Mostri” di Dino Risi: Tantum Ergo, Sacramento. Per quanto immerso nei suoi elettori più di quanto sia mai possibile, la sua capacità drammatica e la sua cifra comica sono melodiche, a tempo e a tono. Tutti affascinati come è ovvio in questi casi.

Rimango solo, nel non applaudire compulsivamente, nell’esercizio del distacco, nella registrazione dei più inutili dispositivi retorici, obsoleti e antiquati, nella domanda di Illuminazione della via, nell’esigenza di chiarezza e di forza. Almeno, per il momento non sono in contatto con gli altri che hanno condiviso la mia disposizione.

6 aprile 2004

Una giornata di riflessione ininterrotta, mentre scivolo tra una sala e l’altra constatando il bassissimo livello di intensita’ nella vita dei miei (provvisori) compagni. La pericolosa condizione di isolamento in cui mi trovo sembra assestarsi in una nuova invisibilita’ di cui non ho molto motivo di dolermi. Anche perche’ essa mi procura la calma di cui ho bisogno per affrontare questa (quieta) disperazione, anche perche’ le persone con le quali sono piu’ sospeso, e perplesso, si rivolgono a me con un tono decisamente differente da quello che immaginavo. Esco in anticipo per incontrare Gabriele, che pero’ sembra vivere in una dimensione laterale, ed e’ pure molto scosso, ovviamente, dalla morte del fratello. Mi trovo a ruminare, e proiettare, molta meno negativita’ di quanto temessi, e questo in se’ e’ un grande sollievo. Una serata migliore per quanto riguarda visioni e sentimenti, anche se sono un po’ deluso dalla raccolta d’archivio di Jacques Brel che mi sono procurato, a prezzo elevatissimo, dall’ottimo negozio a Treviso che ho scoperto a dicembre prima di partire.

6 aprile 2003

Insults carry a certain charge which permeate whichever language is being spoken. Words carry intention, in the same way that notes passed around the guitar circle convey the state of their player. If we are in a bad state, words are unnecessary: posture, personal aroma & facial expression are more than enough to warn off anyone nearby. More subtle forms of negativity have shapes in the personal energy field, and are easily apparent to experts in energetics. But ordinary people, like us, instinctively & intuitively sense it. Probably, this is part of our animal nature; part of our survival mechanism.

Dovrei tenere le distanze da chiunque in questi giorni: la tensione in cui Stefania è capace di mettermi, anche perché sono così pronto alla tensione, potrebbe uccidere un bufalo a cento metri. Ma la primavera ci salverà tutti, nonostante questi ovvii sfoghi di transizione. È una bella giornata di pioggia, fredda e tonificante, non mi rimane che cessare di curarmi dell’incurabile e battermela in fretta.

happiness is balanced by unhappiness, so any attempt to achieve happiness is equally to achieve unhappiness. better to do what is right, and then we are “happy” whether happy or not! this might yield satisfaction, it might even become joy.

6 aprile 2002

Secondo giorno senza esercizio la mattina a causa di una notte ancora più agitata a seguire la tempesta di Greta dopo la nostra uscita troppo lunga di ieri sera. Queste sono le azioni di cui mi sento veramente responsabile e all’altezza delle quali voglio essere.

A fare le spese per il cibo la mattina, accompagnando Stefania come due pensionati in vacanza. Vedo con un certo piacere Francesca e parliamo della buona idea di andare insieme a Neresine il più presto possibile (ma probabilmente non prima del 20). La riduzione delle spese è sempre più necessaria anche se non mi pare che ce la caviamo così male. Adesso prevedo di non modificare la situazione, se non per un lavoro che intendo veramente fare. Mi pare una stazione normale in effetti, se non fosse che per davvero il mio denaro è finito e non riesco a vendere nessuna delle cose di valore che possiedo (e di cui faccio così fatica a liberarmi).

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