giovedì, 05 aprile 2007

La cosa più facilmente dimenticata è la più importante

Come si potrebbe mai difendersi dalle forze contrarie? Quale lotta potrebbe venir intrapresa nei sogni, quando ogni tensione alla sopravvivenza è mediata da uno stato indifeso per definizione? Le forze che ostacolano la nostra esistenza pacifica non sono personali e nemmeno si rivolgono alla nostra persona, c’è una meccanica quasi priva di tangibilità che regola l’esistenza dei nostri incubi, al di quà della vita.

Nella speranza di rimanere all’interno del circolo della guarigione, nella baraka come si dice, ci sono degli alleati, figure archetipe di sostegno e cura, esse vanno conosciute, riconosciute nella memoria, fatte proprie. Molti di noi pensano di vivere in condizione di pena, spesso sono le stesse persone che pensano di avere bisogno della posizione sociale, si pensa cioè di ovviare alla pena grazie ad un privilegio.

Ma dopo aver goduto di questa speciale immunità che l’immagine sociale garantisce, vestiti di filo di lana ritorto e leggerissimo, protetti da splendide scarpe lucide e veloci automobili, la nostra vita sognata ci porta altrove. La speciale condizione di coscienza in cui ciascuno di noi si trova è regolata su speciali benedizioni, ciò che ci preserva da un abisso di sconforto ha spesso un’origine misteriosa, che non sappiamo ricordare.

In famiglia ci hanno dato istruzioni, qualche volta modi di comportamento e lingue speciali che sono nel patrimonio della stessa famiglia, insieme a cibo di qualità e un ambiente naturale vibrante. Magari siamo cresciuti in una dimensione protetta e in una struttura rinforzata dalla giusta pratica e dalla auspicata benevolenza celeste. La nostra casa è stata costruita da antenati che conoscevano le leggi umane. Magari no.

Forse abbiamo sempre saputo che la nostra ricchezza consiste tutta della capacità di non badare al futuro e nella sobrietà delle nostre esigenze. Forse il nostro modo di conoscenza è basato su splendide tradizioni di lettura e studio, conosciamo buone tecniche per mantenere l’attenzione, siamo capaci di evitare tensioni inutili, possessi inutili, sofferenze inutili ma poi, nel nostro sogno, come ci difendiamo?

mercoledì, 05 aprile 2006

La domanda è, nella realtà, proprio corretta:

Chi è così idiota da sostenere qualcuno che non difende i suoi interessi? Quanto sono condivisi gli interessi che le (disparate) coalizioni di centrodestra difendono? Che cosa fa guadagnare il centrodestra alla gente comune, alle casalinghe, ai pensionati? Perchè la maggioranza delle persone dovrebbe pensare che i suoi interessi coincidono con quelli di Silvio Berlusconi? E’ uno strano fenomeno quello per cui, chi non ha GLI STESSI INTERESSI del presidente del consiglio in scadenza, si sogna di sostenere il centrodestra.

Se gli interessi che Silvio Berlusconi (e tutti i suoi dipendenti alla camera e al senato, nelle amministrazioni locali) intende tutelare fossero il vero motivo per votarlo, tutta la coalizione avrebbe solo qualche centinaio di migliaia di voti.

E gli altri dove li trovano ?

5 aprile 2004

Cosi’ come un uomo che muore, a volte, desidera intimamente che l’intero mondo muoia insieme a lui, per sminuire la perdita della personalita’ ma anche per darsi una importanza che non ha mai avuto, cosi’ un mondo che muore intende affermare simultaneamente anche la fine della vita, la quale, con l’immensa sprezzatura che un puro sguardo d’insieme procura, si limita a constatare la fine di un (altro) mondo.

La mia presenza al centro, al prossimo scadere del mio primo trimestre, acquisisce nuovi contorni e definizioni: una strana solidarieta’ emerge dal coordinatore (virtuale e non unico) che afferma di conoscere la situazione in cui mi trovo, almeno lui, e di faticare a capire come io la possa sopportare senza andarmene. Curioso il fatto che io possa dire lo stesso per quanto riguarda la sua stessa situazione, ma non ci penso nemmeno. Curioso anche che altri si sentano in dovere di manifestare il proprio dispiacere per la piega inconsulta che il previsto sviluppo della mia posizione sembra prendere. Ben fatto e ben detto, visto che la questione dolorosa va ben oltre la mia singola vicenda. Una serata un po’ sconsolata comunque, mentre mi dedico all’ordine e alla sistemazione del mio archivio nella nuova stanza blu. La notte si svolge agitata, ma contemporaneamente la serie di sogni di cui ho bisogno, per essere semplicemente informato sulle cose che non ho potuto vedere mentre stavo in campagna, procede incrementalmente.

5 aprile 2003

“Tomorrow” is the first lie of the Devil

Delle molte malattie da cui sono guarito in vita, non trovo abbastanza indicazioni sulla malattia del “domani”. Forse che mi trovo ancora in quella posizione orribile nella quale c’è una speranza che ci permette di transigere l’obbligo di oggi?

Some things protect themselves by being what they are.

5 aprile 2002

Sono molto dolorose le incomprensioni con Stefania, ma non so comunicare quello che succede senza timore di turbarla. Perciò ho deciso che il flusso deve essere migliore, che devo trovare segni, immagini, parole a cui dare una dimensione lineare e comprensibile. Non è poi così difficile forse.

Una notte di una certa agitazione per la piccola Greta, sempre troppo eccitata e nervosa. Così la mattina c’è una eccessiva difficoltà ad alzarsi e i miei esercizi si interrompono. In questo senso sento proprio troppo la mancanza di casa, di silenzio, di spazio personale. Ma non mi sembra di intravedere una soluzione vicina. Cerco, e cerchiamo, di mantenere una certa calma e serenità e di questo sono già molto contento.

Niente lettere questa settimana, ma il motivo è chiaro: le cose sono nuovamente molto cambiate. Il pomeriggio da solo nel parco, a Mirano, ho ripreso la lettura dell’interpretazione di Marko dell’apocalisse di S.Giovanni che mi sembra imprescindibile. L’intera idea dell’interpretazione dei testi viene ridisegnata, e tutto mi sembra perfettamente familiare. Non posso immaginare di perdere il contatto con quest’uomo.

Usciamo la sera per una pizza e incontriamo Adriano e Chiara e Mattia, senza altri amici noi, senza altri amici loro. Sembra piuttosto naturale no? E allora perché non so affatto quello che Adriano cerca di dirmi?

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