martedì, 03 aprile 2007

La canzone di Greta

Com’è sciocco, e vile forse, affrontare il mondo sicuri di esserne esterni, alieni. Attraversare l’Africa a piedi non mi porterebbe in un luogo più familiare, affettuoso di questa radura che, lontana da casa qualche centinaio di metri, mi sembra il posto in cui il mondo comincia. Un nuovo mondo, dopo che la bora ha sepolto i parassiti, può goffamente muoversi e respirare nemmeno troppo invisibile. Ne sento l’emergenza, la necessità.

Ma come un musicista di fronte ad un pubblico che non è il suo, che non intende il vocabolario della sua composizione, ho bisogno di una connessione diretta con le stelle per non perdere il filo. E’ vero che non siamo connessi direttamente, che tutti e due guardiamo lo stesso oggetto, che non è l’altro ma, un centro fermo nel flusso degli elementi. Guardiamo il centro di un mondo bello come la luna, terribile come un esercito con gli stendardi issati.

Di nuovo sprovveduto davanti alla vita che si riassume e si reinterpreta fingendo di avere una storia bella e importante da raccontare. Davanti ad uno spettacolo che si organizza per tendere un imboscata agli ultimi vivi rimasti. Sono sempre stato avvolto dal suono di questo prato, muretti bassi e sempre più sbreccati, che per natura si smontano in fretta. Appoggiati precariamente uno contro l’altro, a raccontare in silenzio.

Qualunque movimento sembra inopportuno quando la bellezza si manifesta, di queste pietre potrei vedere il corso, sembrano non poter rotolare con tutte quelle punte, e invece. Sono qui da allora, da quel momento in cui si è stabilito che qui dovesse esserci nessuno. Niente laghi quaggiù, nè vino dolce, un vento forte che gela al solo pensiero. Ogni ciliegio sembra nato altrove, cresciuto qui per aver perso la sua nave.

3 aprile 2004

Che curiosa sensazione di perdita del passato piu’ prossimo emerge in questi giorni mentre attraversiamo, insieme a due bambini insofferenti, strade e luoghi che potrebbero essere familiari. Un interludio fra mondi, che ci permette soste e riflessioni mentre il sole sporge tra la nebbia. Non e’ qui la nostra casa, e presto dovremo andarcene, ma la mia poca inquietudine finisce per portare calma e pace anche nella nostra piccolissima macchinina lanciata sul terraglio, verso suoni e luci domestici, privati, celesti.

3 aprile 2003

Here is a question: what do you do when you have no enthusiasm, no interest, and no energy? The answer is simple. You cook lunch. And then you wash it up, clean the bathrooms, run the office, practice guitar, practice silence, and cook dinner.

Una settimana che probabilmente sarà completamente presa dal riequilibrio, nel senso personale, delle forme mentali che ancora includono qualche illusione. Le ripercussioni del fine settimana scorso, invece, probabilmente copriranno molto più di questa settimana: mi sento come se un passo sottile, determinante ed importante, fosse stato compiuto. Il fatto notevole consiste nella strana qualità di impegno che ho esercitato, differente ma anche inferiore al solito, durante l’incontro con Marko. Come se l’inevitabilità, più che l’opportunità, guidassero la mia presenza. Come se fosse uno scherzo, ma dietro c’è qualcosa di profondamente nuovo che riempirà la mia capacità di organizzare il pensiero per il resto della settimana, e probabilmente di molte altre.

3 aprile 2002

Uno splendido risveglio dopo una notte faticosa, dopo essermi addormentato nel più splendido dei modi dopo aver pensato ad una giornata faticosa. Il tempo accelera stando vicino a Greta, tra una poppata e un cambio di vestiti, tra una passeggiata e un caffè a Mirano, senza pasticceria oggi. L’indicazione per questo mese è l’eliminazione di grasso e zucchero per sollevare il mio fegato. Toni si è raccomandata di sospendere anche il caffè e tenterò di ascoltarla. Questa rigidità, e questa mancanza di attenzione, sono i fattori principali della degenerazione della mia presenza nel mondo, e in qualunque altro posto di conseguenza.

Il cambio di stagione è particolarmente forte quest’anno, proprio perché ci sono tutte queste belle giornate probabilmente, e la mia coscienza delle condizioni in cui mi trovo è abbastanza chiara. E così il tempo passa più velocemente di quanto io potessi ricordare. Ripenso alle parole di Toni, e ricordare Gabriella e Federica non è stata la cosa più piacevole che riesco ad immaginare. Ho chiamato Giuliana per sapere quando arriva e dice che lunedì è il giorno.

Annunci