lunedì, 02 aprile 2007

Centottanta anni fa

Una vita di lavoro esiste solo se il nostro scopo, il nostro obbiettivo, è chiaro. Una sola vita di lavoro non è sufficiente se nel processo la nostra condizione non è intimamente mutata, se la transmutazione del materiale di partenza non è profonda e solida. Per questo abbiamo bisogno di una pratica di mestiere fine e stabile, di una disciplina personale che rende ogni trasformazione reale. Ogni scopo attuale.

Abbiamo bisogno di tempo, la nostra vera moneta e ancora di più abbiamo bisogno di ritmo, di un tempo ordinato, disciplinato. Nessuno può definire accuratamente il nostro scopo al posto nostro, ma possiamo definire insieme ad altri i modi attraverso i quali perseguire ogni scopo. Alcuni di noi possono solo lavorare in gruppo, che i suoi scopi questo richiedono, altri possono lavorare solo da soli.

Una vita umana può essere molto lunga e pure abbastanza larga, ma nessuna vita è abbastanza lunga da poter prescindere il fuoco mantenuto sul proprio desiderio diretto. Anche all’interno di una giornata sola possiamo avere la sensazione di aver completato la nostra vita. Spesso centocinquant’anni non bastano. Non siamo padroni del nostro tempo, forse non siamo padroni di niente. Questo ci permette di mettere a fuoco molto bene.

Non abbiamo bisogno di una posizione sociale, spesso abbiamo bisogno dell’opposto. Solo un gruppo molto ridotto può tenere l’enfasi su un fuoco comune, solo le relazioni familiari autentiche sono utili per la solidarietà necessaria al lavoro autentico. Riconosciamo la nostra famiglia quando riconosciamo la nostra casa e molta parte dell’energia che ci occorre da questa casa non è mai uscita.

2 aprile 2004

Oggi, mentre risalgo la corrente che mi divide dalla mia famiglia distante nello spazio, ma non nel sentimento, realizzo con uno stupore meno che consueto che la tanto temuta fine del mondo, la sorgente di infinita angoscia per lo stuolo dei miei simili, il cliche’ culturale e linguistico che pervade ogni angolo dei sistemi di comunicazione occidentali, e ne scuote visibilmente le fondamenta, e’ completa.

Le lunghe procedure di smantellamento, di smontaggio e riduzione a polvere, entrate nella mia semplice vita il 30 aprile 2000 ma abbondantemente annunciate fino dall’inizio del decennio precedente, sono concluse, certificate, chiuse. Ora la percezione dei miei vicini puo’ svolgersi in modi diversi, che constato e tento di comprendere: essi possono accettare se’ stessi in esclusiva come parte del vecchio mondo, sentirsi soltanto parte di cio’ che e’ scomparso, condividere l’angoscia, il terrore, la dissoluzione.

Possono anche render conto dell’emersione di un modo, di un mondo, che richiede adattamento, intelligenza, svuotamento, ed incrementalmente, se le proprieta’ fisiche e mentali di cui dispongono lo permettono, riuscire ad abitarlo. Oppure, e anche questa possibilita’ e’ sotto i miei occhi, trovare la speranza ed il profondo benessere che un mondo nuovo puo’ offrire.

Perche’ questo guardero’ nei giorni che mi restano da vivere: un mondo che prevede una esistenza affatto diversa, in cui le vecchie abitudini servono a poco, certamente quelle cattive ma anche molte delle abitudini di convenzione, adatte ad un modo desueto di cogliere gli oggetti e le azioni.

2 aprile 2003

“If God were looking at our work, & wished to reward us for the quality & intensity of our application by granting us what we most deeply wished for in our lives, by placing this within a note, our only requirement that we must hear it and accept it, would anything change? And if we really really believed that grace were available within a note, would anything change?”.

Non so perché così spesso il telefono squilla e sento voci che mi sembrano provenire da un piano diverso, lontano anche nel tempo, mi piacerebbe essere riconosciuto come quando si lavora insieme a Marko. Probabilmente la sua struttura essenziale è del tipo capace in sé a definire una comunità, è possibile che sia una necessità così sottile da realizzare.

2 aprile 2002

Ultimi passi per il riordino di casa, per adesso, e tutto riacquista luce e pulizia. Toni è molto chiara per quello che riguarda il carico di spese al quale può badare da sola e pare che si possa immaginare una semplice resistenza alla situazione che abbiamo di fronte. Se solo potessimo superare tutta questa confusione, potremmo vivere in modo molto più aperto e sappiamo bene quanto ne abbiamo bisogno. È difficile pensare al futuro, per quanto ne so potrebbe essere questo il momento più felice della mia vita, e tutto sommato questo pensiero non è niente male. Non credo che il punto essenziale sia la sospensione del mio stipendio o il mio mancato riconoscimento sociale. Semmai quello che mi squilibra profondamente è la mancanza di una vera rete di amici, ai quali riferirmi per guardare i miei punti ciechi. Ci sono certamente molte cose che potrebbero essere così evidenti per un buon amico e che per me sono completamente invisibili, ma non si può davvero dire che io sia stato un buon ascoltatore fino ad oggi e allora, sia come deve essere. Adesso continuerò a lasciar andare qualcosa ogni giorno, vediamo cosa rimane alla fine dell’anno.

Uno splendido rientro dalle orsette, che non si ricordano così bene di me ma mi baciano lo stesso. Chissà se avrei potuto immaginare tutto l’amore di cui queste donne meravigliose sono capaci; vorrei solo essere all’altezza, e mi pare così difficile.