venerdì, 30 marzo 2007

La famiglia esegetica

Tutta questa storia della difesa della famiglia assume di volta in volta aspetti grotteschi ed vagamente inquietanti. Se da una parte si vuole discutere la centralità della famiglia dall’altra si invocano a giustizia esempi di minoranza e di priorità remota. Non si tratta tanto di priorità nella qualità delle coppie, quanto di priorità rispetto ad altre questioni da esaminare, da risolvere. Diciamo così: la famiglia fondata sul matrimonio è il nucleo essenziale dello stato. La famiglia cattolica è composta da padre, madre e figli.

Quello che capisco meno è lo scandalo dell’ingerenza della chiesa nelle questioni dello stato. Mettiamo pure da parte l’uso storico di tale ingerenza, fingiamo di non considerare i colossali precedenti, quello che mi turba è la pretesa di uno stato “laico”, per questo indipendente dalla chiesa. Laico non significa ateo, uno stato non teocratico mi sfugge per esempio, se escludiamo il blocco sovietico e la Turchia di Ataturk.

Mi domando sempre quanto ci sia di ignoranza e quanto di malafede in queste letture dello stato indipendente dalla chiesa. Anche se lasciamo perdere la sudditanza (ovvia) della destra, quale coalizione della sinistra prescinde dai voti dei cattolici? E soprattutto, cosa significa cattolico? Si presume che la maggioranza degli italiani sia cattolica per obbligo (di famiglia, di scuola, di lavoro)? O forse che ci si dica cattolici solo pretestualmente, svuotati di ogni adesione che non sia formale?

La religione è il fondamento di un concetto di comunità, in quanto atta a re-ligare insieme i membri. La chiesa è il fondamento di un concetto di struttura etica, formalizzazione di una idea morale, di comportamento, che non può ridiscutersi continuamente in base alle esigenze di una qualunque minoranza. Le minoranze esegetiche richiedono una eresia ed una precisa assunzione di responsabilità, che la comunità stessa può considerare rilevante o meno.

30 marzo 2004

Simplicity and inner calm

Use only essentials; avoid extraneous elements

Una discreta novita’, nel panorama che mi si presenta oggi, mentre nuove idee di produzione si affacciano. Davvero un peccato che io non riesca affatto a trovare materiale utilizzabile, ad esplorare l’archivio del materiale montato infatti, non riesco a procurarmi che una insidiosa frustrazione, forse passero’ al girato ma e’ una impresa piuttosto improba. Ogni criterio di archiviazione che scopro e affronto si rivela parziale se non del tutto lacunoso. Come se ci fosse una idea globale di produzione che mi sfugge del tutto.

Stefania si e’ un po’ rimessa dallo shock emotivo ciclico in cui si ritrova, stasera le sue parole tornano ad essere quanto di piu’ vicino ad un livello minimo di consolazione. Durante tutta la serata, passata in beata solitudine, si avvicendano insights inediti e sorprendenti, come quello che riguarda il sentimento preciso che Angelo prova quando gli si parla di me, provato in modo completo e chiarissimo. Ma come misurarsi con idee che non mi riguardano affatto?

30 marzo 2003

La ripresa dal trascinante excursus di ieri, sognando una sintesi e constatando la perduta memoria della stessa. C’è stata una lunga nottata di sogni di cui non sono capace di ricordare proprio nulla, la mattina è nebbiosa, rasserenante nella sua normalità primaverile. Ma questa città può spazzare ogni idea che non sia profondamente radicata come fosse nebbia nel sole, in sé contiene ogni possibile dispositivo atto alla ricreazione dei mondi, oltre che degli esseri. Quella che è impressionante e l’estesa inconsapevolezza dei suoi abitanti superficiali.

Attraversiamo comunque una quantità di luoghi, alcuni parzialmente noti, altri completamente nuovi, senza che la stanchezza prenda il sopravvento, senza che noia ed insofferenza mi assillino. La verità è che per un caso poco probabile in questo gruppo mi sento normalmente accettato e rispettato, senza l’ammirazione o il disprezzo che sembrano necessariamente dover caratterizzare ogni mia performance pubblica, senza il peso dell’aspettativa la mia vita prende una piega nuova, davvero attesa. Appuntamento a giugno, quando lasciamo la terra per affrontare l’acqua, in laguna.

30 marzo 2002

In piazza con il sole, e non riesco a sentirmi a casa. A vedere La casa della musica con Toni che apprezza, i lavori procedono ma nulla di quello che vedo mi appartiene, e mi pare non appartenga a nessuno di noi. Tutto questo edificio potrebbe essere una promessa mancata, ma tant’è, che cosa di quello che abbiamo visto fino ad oggi ci apparteneva? Abbiamo abitato, mangiato, respirato e qualche altra cosa da poco fino ad oggi.

Non è importante, e adesso vedremo, accetteremo, lasceremo andare, proprio come abbiamo sempre voluto. Lo spazio è buono, la qualità dell’aria è accettabile anche con rumore, polvere e operai arruffati. Il rivestimento dell’auditorium è buffo ma intrigante e sono curioso di sapere quale suono avrà.

Ieri con Gabriele mi è venuto in mente che la mia irritazione per gli spazi troppo progettati è proprio sciocca perché, se a malapena c’è una qualche corrispondenza fra ciò che un mediocre progettista immagina e la realizzazione attuale, questo non porta necessariamente le cose ad essere peggiori dell’immaginato e così l’azzardo potrebbe come sempre giocare a favore.

Io e Toni giriamo intorno alle cose senza affrontarle, alludendo soltanto, prudentemente, a quello che l’altro/a potrebbe considerare urgente, e rilevante. Mia povera piccola, amabile moglie. Che io possa essere perdonato per ogni lacrima che ho fatto versare.