mercoledì, 28 marzo 2007

Se avanzo restituitemi, Se scrivo leggetemi

Mai stato capace di espormi al malinteso. Oggi nemmeno il fraintendimento mi posso più permettere. Ho pensato sempre che tutto quello che avevo da dire potevo dirlo solo in pubblico, perchè solo la percezione sfaccettata poteva rendere in qualche modo utile il mio contributo. Così mi sono salvato la vita quando le attese del singolo sarebbero diventate davvero, definitivamente, schiaccianti.

Non è la critica che crea difficoltà. La critica qualificata, per la quale intendo quella mossa da una posizione di esperienza ed intelligenza diverse ma equivalenti, è atto di generosità quando non di amore puro, essa è attenzione, cura, sostegno e gratitudine, quanto di meglio chi si pone al servizio del mondo può equamente chiedere. La difficoltà viene dall’attenzione degli incapaci, degli squilibrati, dai frustrati, noiosi e frigidi.

Il riconoscersi nell’azione di lettura altrui è il senso delle lettere, della meditazione filosofica, della domanda etica. Consiglio e conforto, quando non corroborazione e simpatia, vengono dal lettore di quel che scriviamo, devono essere restituiti allo scrittore di quel che leggiamo. Abbiamo bisogno di aiuto per vedere la dirittura della strada che stiamo compiendo, per vedere l’equità del nostro passo, per intuire la giustezza del nostro modo di esporci e accettare la sofferenza, mentre il nostro giudizio è sospeso. La risposta va a nutrire la fonte della domanda, sempre e comunque.

La letteratura, quello spazio speciale in cui ci si espone a verbale, è il modo che mi rimane per misurare ancora la mia visione con quella del mio vicino, che sa perfettamente che non posso più sopportare il dialogo diretto, troppo veloce ed intenso. Chi riconosce la sua eccessiva impressionabilità nella mia è il mio lettore ideale, che la terapia implica l’esperienza della malattia, che la compassione, l’unica cosa che chiedo, implica la nozione fisica, oltre che morale e psichica, della sofferenza.

martedì, 28 marzo 2006

Una questione improvvisamente si presenta, chiara e concisa:

Che cosa si desidera affacciandosi ad un nuovo blog?

1. Una nuova visione su un mondo più o meno familiare.

2. Un cenno di conforto a proposito della nostra (solita) visione del mondo.

3. La corroborazione delle nostre idee da parte di una comunità familiare.

4. Nuove ragioni per stabili pregiudizi.

Trovo delizioso indulgere, aldilà della sterile lettura dei quotidiani, nel trovare un uso inedito per me, e perfetto per me, di una parola più adatta del suo (quasi) sinonimo. La palma quest’oggi va di sicuro a Massimo Cacciari che sceglie di definire effettuale, anzichè autentico, il vero imprenditore: figura sociale che è al centro delle mie indagini sull’anima effettuale di questo consorzio sociale che chiamiamo il nostro mondo.

E a proposito di niente in particolare se non l’innovazione effettuale:

why windows is so slow?

28 marzo 2004

Echoes

Similarities should repeat throughout a design All of a sudden, it feels as if disparate elements are moving together.

Se potessi muovermi piu’ liberamente, dentro al momento esteso che chiamo la mia vita, il mio moto interiore sarebbe molto piu’ fluido, piu’ coeso. Una strana specie di prigionia si occupa di me, al posto mio, rendendomi simile al leone senza zampe, che si nutre degli avanzi degli altri leoni. E’ piuttosto difficile descrivere la situazione in cui mi pare di essere, insieme a molti altri esseri che non intravedono le stesse cose che vedo io, pur guardando dallo stesso posto. Rimane difficile anche con Stefania, che pure fa un tentativo che pero’ si colora cosi’ spesso di frustrazione. Eppure, cosi’ come con altre persone, io so che lei vede. Vede spesso in modo piu’ nitido, e piu’ completo di me. Pare che a lei manchi una struttura di accettazione, come la familiarita’ con un linguaggio, come un ricettacolo di memoria adatto e conforme. E cosi’ non possiamo che restare separati. Cosa per ovviare alla quale faro’ di tutto.

If we were touched by the sun, our life in the basement can never be acceptable or comfortable again. We have to find a way to build a ladder out of our this prison, formerly known as home.

28 marzo 2003

Incontro finalmente Maffioli stamattina e la visita si rivela pressochè inutile in quanto egli lavora sempre nella sua struttura iniziale che non mi riguarda nemmeno minimamente: è abbastanza evidente quanto anche quest’uomo abbia bisogno del mio contributo ma il suo sguardo non mi pare lucido. Pare anche, comunque, che di tutta la moltitudine di effetti che paiono emergere dal mutamento alcuni riguardino anche la sua dimensione. Un paio di battute al telefono con Gabriele che mi ricorda che ogni aspettativa, per definizione, è illecita. Via velocemente in treno per incontrare, dopo molti, molti mesi Marko Pogacnik, che trovo in una forma insolita, certamente dovuta al contesto in cui il nostro incontro avviene. Dopo una breve e abbastanza irrisoria esplicazione pubblica dell’intento, e la solita incapacità di rispondere alle domande attese, me la batto insieme a Francesca e Stefania a cercare di ritrovare la casa che ci ospita in questo incomprensibile paese.

28 marzo 2002

Una splendente mattinata a Trieste ad affrontare il gelido abbraccio di una città che non ho mai amato. Estraneo quando non reietto, una condizione che forse, invece, amo. Passo dal mio finalmente amato fratello e ci facciamo una onesta, franca, rilassata chiacchierata (anche se non una bevuta). Sembra che la mia idea di ritirarmi per un po a Neresine, o magari a Srakane sia ottima per lui. Io ho solo bisogno di essere così compreso, non scusato, né giustificato, non voglio essere accettato con riserva, voglio solo che la mia esistenza sia sopportata, perché credo di avere capito quanto difficile sia, e questo mi basta. Signore, abbi misericordia di me. Il pomeriggio con Gabriele, così deluso, triste e debole. Se io posso immaginare di aver fatto fatica dopo essere stato sbattuto fuori da Angelo, l’uomo al di fuori della Grazia di Dio, davvero vedere Gabriele è impressionante. Gabriele ha naturalmente confermato le pessime notizie venute da Illy e, anche se non credo che abbia ragione a considerare (ancora una volta) Angelo responsabile, la situazione è davvero senza spiragli: se non si incassa un contributo dalle aziende a cui si rivolge così volonterosamente, non c’è denaro per assumersi il carico di questo pover’uomo in una casa della musica così vuota e fredda. Inshalla.

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