martedì, 27 marzo 2007

Posso fare una domanda?

Il tempo del sentimento e dell’incanto è l’unico che mi interessa, ma ben piccola parte delle domande che mi arrivano lo riguardano. La mia vita è resa più difficile dalle domande, anche perchè se rispondere alle domande richiede una forte connessione col mestiere, fare le domande è invece un’arte. Praticare l’arte implica impararla, distinguere fra tensione inutile e tensione utile, conoscere la tecnica di rilassamento più adatta.

La pruderie puritana è profondo sintomo di disagio, come suggeriva Pasolini, in termini di eccessiva inibizione personale, forse semplicemente di un’autoinibizione arbitraria, falsamente imperativa ed ingombrante. Le questioni del sesso però non sono affatto questioni a parte, le pulsioni del corpo sono connesse profondamente con il nostro modo di pensare e di sentire. Illudersi di controllare, in un delirio raziocinante, è psicopatogenico. Non certo solo per chi controlla.

La morale degli altri è sempre l’oggetto di osservazione principale di coloro che si credono al sicuro. Con il sostegno di una definizione “naturale” ci si permette una invasione del campo di esistenza degli altri che indica, prepotentemente, l’incapacità di badare al nostro. Questo pensiero è talmente trito che davvero pensavo non si sarebbe mai riaffacciato nella mia troppo corta vita. E invece eccolo qui, inesorabile.

Un esempio da dare deve essere trasparente, luminoso, impeccabile. Stabilito che questo esempio è probabilmente invisibile, rimane il fatto che ciascuno di noi è un esempio per gli altri. Noi siamo animali che imitano, la nostra naturale inclinazione è a perpetuare quello che vediamo, che sentiamo, che capiamo. Ma è appunto di questo che si tratta, qualcuno mi dia una definizione semplice e chiara di quello che ha capito, di che cosa significa per lui, capire.

lunedì, 27 marzo 2006

Emergo ora dalla lettura di un pamphlet minimo, edito a cura di Ettore Rosato, candidato sindaco a Trieste e scritto insieme a Pino Roveredo, eroe letterario di un mondo sempre meno sotterraneo di disagio e sconforto. Conosco le persone, ne ho seguito con continuità gesta e pubblicazioni, iniziative ed affermazioni pubbliche. Apprezzo il titolo del libello, scopro l’introduzione dell’ottimo Paolo Rumiz, autentica risorsa del giornalismo nazionale, sconfitto come candidato alle elezioni provinciali qualche anno fa (da Renzo Codarin, Dio ci perdoni, Una cosa degna di Galan batte Cacciari). Ho comprato l’oggetto stamattina, intrigato dal titolo, curioso per l’iniziativa, unica ad avermi attratto in questa campagna elettorale che considero stanca, depressa e perfino futile.

Non fosse che rischiamo di avere davanti agli occhi ancora per cinque anni l’orribile cittadino calvo che fra le moltissime altre cose, una volta mi raccontò, dopo aver imposto al comune di Trieste una inversione di 380 gradi, di avere appena portato il balletto del teatro Tolstoj di Mosca agli attenti ed impegnati spettatori del Teatro Verdi.

Il punto consiste del Mio personale Impegno Civile. Del quale mi trovo a riflettere, a seguito di molte provocazioni continuative, e del senso della responsabilità degli Eletti, della loro indipendenza, del loro senso della Giustizia e della Libertà.

Partito dalla considerazione fondamentale, intima ma anche pubblica, che il senso civile non è la base della mia esistenza; che non ho un assunzione di principio a proposito e nemmeno alcuna obiezione di opportunità, mi trovo a prendere pubblicamente parte, con imbarazzo e disagio.

Immerso nella depressione formatasi a causa della giunta Dipiazza, di quella Scoccimarro, della notte di Camber e Menia su cui il sole non sorge mai, oltre che nella mia depressione personale dovuta alla disoccupazione, all’isolamento e al mancato adattamento alle richieste professionali fattemi negli ultimi cinque anni;

Lucidamente conscio del suggerimento dato da Riccardo Illy a proposito della personalizzazione della politica;

Consapevole della insormontabile pochezza sapienziale di chi usa il poco tempo che viene dato agli appartenenti al genere umano per amministrare la res pubblica;

Pronto ad assumermi la responsabiltà di incuria, disattenzione ed in generale disinteresse per le istanze dei cittadini che si occupano di quantità anzichè di qualità;

Prendo ufficialmente le parti di:

Riccardo Illy, qualunque sua indicazione viene da me presa con molta attenzione.

Ettore Rosato, qualunque sua affermazione viene da me presa con cura e sorpresa ma nondimeno rispetto.

Romano Prodi, finchè sostenuto da Massimo Cacciari, Umberto Eco, Claudio Magris.

Mi rifiuto categoricamente di sostenere le parti di:

Roberto Dipiazza, Roberto Menia, Giulio Camber, Fabio Scoccimarro e la loro orchestra.

Essendo incapace di esprimere note positive riguardo qualunque altra figura facilmente associabile alle personalità indicate mi fermo qui, riservandomi di specificare, ovunque ce ne sia bisogno, altre definizioni di principio e di metodo che possano essere oggetto di domanda.

27 marzo 2004

Roughness

Texture and imperfections convey uniqueness and life

Una lunga meditazione stamattina, su quanto sia utile e probabilmente appropriato questo continuo oscillare fra sistemi di pensiero, e di percezione, dentro al quale sono capitato. Sulla mancanza di direzione, e di indipendenza, che sembra caratterizzare piu’ di altri questo momento della mia vita. E sulla natura del momento, che non ha carattere temporale, ne particolarmente spaziale, in effetti. Assisto piuttosto passivamente ad una sceneggiata che non comprendo mi riguardi, ne’ mi tocchi. Ma i bambini sono una piacevolissima furia, anche quando interrompono le nostre desiderate vite sessuali, anche quando si lamentano per le nostre mancanze, per le nostre eccessive attenzioni per noi stessi. E qualcosa scorre, tra le mie vene e quelle di Stefania, in una continuita’ di destini, di suoni, e di ex-estanza.

Happiness is balanced by unhappiness, so any attempt to achieve happiness is equally to achieve unhappiness. better to do what is right, and then we are “happy” whether happy or not! this might yield satisfaction, it might even become joy.

27 marzo 2003

All of a sudden, it feels as if disparate elements are moving together.

Mi abbandono al piacere della solitudine, senza quasi accorgermene scivolo lentamente nel soporifero isolamento della mia stanza rossa, dove si svolgono i miei più intimi riti necromantici. Di buono c’è che l’aria diviene sensibilmente più limpida, come se potessi intuirne la struttura cristallina, la luce diviene penetrante e nulla rimane nascosto. Documenti antichi riemergono con buona ed impressionante continuità, come se le indicazioni seminate per chi mi avesse seguito fossero visibili soltanto per me nel caso avessi perduto la memoria. Questo sembra essere il semplice fatto, spazzare i pensieri desueti per far riemergere, lentamente, la memoria.

27 marzo 2002

Partenza, con un nuovo gusto un po’ speciale, per la mia città natale, con la mia macchina molto gialla alla quale prometto così poco in termini di fedeltà futura ma che ugualmente non mi tradisce e non mi abbandona. È davvero una nuova stagione e forse prendermi il mio tempo è davvero inevitabile come sembra. A trovare il mio vecchio e abbandonato amico Roberto Duse che sta per avere un bambino/a, a ricordare che ci sono molte persone molto più sole di me. Poi A pranzo con Toni e Rocco, la mia piccola antica famiglia che fa così tanta fatica a stare insieme e che possiede una fragile, ostinata speranza per un futuro luminoso. È un vero piacere incontrarsi e parlare della evoluzione delle cose con chi conosce la storia comune e indugia poco nel non detto e nel non accettato. Quello che davvero mi piacerebbe è avere ancora tempo per occuparmi delle persone che amo, di tutte le persone che amo. Chissà che natura può avere la nostra relazione, la nostra storia comune. Mi piacerebbe avere qualcuno con cui parlarne, che sia poco coinvolto e soprattutto poco sconvolto dalla piega surreale che le cose, a volte, sembrano prendere. Non chiamo Gabriele stasera, ne mio fratello.

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