Se sei maschio, bianco, eterosessuale,  sposato, hai fatto un figlio, hai scritto una canzone, saresti perfetto per la minoranza più tipica che possa decidere le sorti del paese. Ma se hai dimenticato di associarti alla corporazione dei laureati non-creativi servi di partito, non hai mai giocato a calcio, non hai fatto il militare, non hai mai fumato: sei davvero troppo in minoranza, abbastanza solo per comandare una rivoluzione.

La specificità delle minoranze richiede un sistema di diritto e tutela che sfiora l’impossibile. Nella perpetuazione del mito degli italiani ingovernabili, tutto questo non fa che aggiungere una pietra al muro. Ma ci sono, per fortuna, le ossessioni della maggioranza: cappuccino e aperitivo di vino, che sono ormai affermati nel mondo, calcio e veline, che lo sono sempre stati, musica e immagine pop, assunti e metabolizzati senza complicazioni.

Non mi ricordo più su cosa si dice sia fondata la democrazia. La res pubblica è quasi totalmente enigmatica per me, non capisco il linguaggio del quotidiano della mia città. I miei speciali talenti, la mia intelligenza, la mia esperienza non servono più a niente, che abbia davvero offeso qualcuno? Che andare a letto con chi mi pareva per trent’anni abbia influito? Accidenti, chiedo perdono, dove si chiede perdono? Ormai anche Lou Reed ha un suo confessore. Ne voglio uno anch’io.

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